Accedi

“Animali inclusi nella famiglia anagrafica”: nuova proposta di Legge in Parlamento

La Proposta di Legge di Michela Brambilla prevede l'inserimento degli amici a quattro zampe nella dichiarazione da presentare all'Anagrafe.

animali a casaGli animali devono far parte della famiglia anagrafica. È quanto previsto dalla proposta di legge di Michela Vittoria Brambilla (Forza Italia), depositata alla Camera. L'idea parte dal concetto di famiglia anagrafica quale formazione costituita da persone che coabitino e siano legate da vincoli di matrimonio, unione civile, parentela ma anche affinità, adozione, tutela o solo da ‘vincoli affettivi’. I nostri amici a quattro zampe, quindi, dovrebbero essere registrati alle anagrafi territoriali.

A supporto della sua proposta di legge, la Brambilla ha presentato anche una serie di dati. Gli animali sono ormai una parte importante della vita della popolazione: 1 italiano su 3 ha un cane o un gatto in casa e quasi il 50% dei proprietari "rinuncia in alcune occasioni a uscire o a fare un viaggio per non lasciarlo solo”.

Nella proposta si stabilisce che il responsabile delle dichiarazioni anagrafiche presenti la dichiarazione per comunicare l’intestazione dell’animale già registrato nella rispettiva anagrafe. La stessa dichiarazione dovrà essere presentata in caso di decesso dell’animale mediante una modulistica conforme a quella predisposta dal ministero dell’Interno. Infine si dispone anche che nel censimento della popolazione e delle abitazioni fatto annualmente dall’Istat siano rilevati “i dati relativi agli animali di affezione registrati nella famiglia anagrafica”.

Pulizie in casa, occhio ai prodotti dannosi: meglio puntare su alternative green

Pulire casa è fondamentale ma attenzione ai prodotti usati: Meglio puntuare su alternative ecologiche e anche più efficaci.

puliziaAvere una casa pulita è importante. Quello che sfugge ai più, però, è che la maggior parte dei prodotti tradizionalmente usati per lavare la propria abitazione siano spesso dannosi, sia per l'uomo che per gli animali. È vero, nel campo si sono fatti significativi passi avanti: nel passato i detergenti avevano un impatto ambientale (e non solo) davvero pesante, quelli moderni invece sono biodegradabili ma non meno dannosi. Fare le pulizie, specialmente se si hanno bambini piccoli o animali in casa, richiede una serie di accorgimenti.

La candeggina, per esempio, è tossica: può provocare danni più o meno gravi come ustioni ed irritazioni, ma viene spesso usata come disinfettante o detergente. Per quanto riguarda il primo caso bisogna tener conto che in commercio si trova quasi sempre diluita (dal 3% al 5%) e quindi risulta inefficacie per eliminare i batteri. Come detergente, invece, bisogna ricordarsi che nella candeggina non sono presenti i tensioattivi, ovvero quelle sostanze che permettono la rimozione dello sporco. 

L’ammoniaca, al pari della candeggina, è tossica sia in caso di inalazione sia per l'ingestione della sostanza e può provocare danni a umani e soprattutto animali. Proprio per questo è sconsigliato l'uso su superfici che possono essere spesso a contatto con i nostri amici a 4 zampe. Da considerare inoltre che alcuni animali, in particolare i gatti, hanno un senso dell’olfatto molto sviluppato del nostro, e l'uso dell'ammoniaca potrebbe sottoporrebbe ad uno stress olfattivo non indifferente.

Fortunatamente esistono alcune alternative molto efficaci ma meno dannose per tutti. Parliamo di prodotti "green" dal minor impatto ambientale: uno dei più gettonati è l’aceto di vino bianco, diluito in acqua con l’aggiunta di poche gocce di un olio essenziale è perfetto per pulire pavimenti e superfici del bagno. L’aceto, inoltre, ha il vantaggio di eliminare gli odori persistenti, anche quelli non percepibili dall’uomo. Un'altra alternativa è usare elettrodomestici a vapore, forse più costosi ma molto efficaci e non richiedono l'uso di sostanze chimiche.

Angoli verdi e tonalità soft, i top i trend del 2019 per la casa: il Rustrial è lo stile più cool

Il portale Houzz, piattaforma leader mondiale nell'arredamento, progettazione e ristrutturazione, ha stilato una lista delle probabili tendenza più in voga del 2019: vanno forte anche le librerie e l'open space

arredamento e verdeQuali saranno le tendenze che caratterizzeranno le case nell'anno appena iniziato? A fare una previsione sui "top trend" del 2019 è il portale Houzz, la piattaforma leader mondiale nell'arredamento, progettazione e ristrutturazione d'interni e di esterni con una community di oltre 40 milioni di utenti e più di 2 milioni di professionisti nel campo della ristrutturazione e della progettazione residenziale. Ecco le prime cinque tendenze:

1- Monocromia Dopo annate in cui i colori, spesso vivaci, sono stati spesso e volentieri l'elemento di novità nelle ristrutturazioni di bagno e cucina, nel 2019 assistiamo a un ritorno della monocromia e dei toni più leggeri e soft. La maggior parte degli esperti preferisce puntare su tonalità uniformi e tranquillizanti per le parti destinate a rimanere nel tempo (per esempio cucina e bagno) puntando invece a qualche tocco di colore sui dettagli.

2- Angoli verdi Avere un po' di verde in casa o in ufficio rappresenta sempre un ottimo antidoto contro lo stress. Se avere un giardino è un'utopia allora una buona alternativa è quella di creare mini-giardini sui balconi o piccoli angoli verdi in cui piante e vasi ben si legano alle mura domestiche.

3- Stile Rustrial La vera novità del 2019, ovvero la fusione tra lo stile rustilo e industriale nato. In molti nuovi progetti promossi dal portale Houzz è sempre più presenta la commistione tra il legno, nelle diverse forme anche più rustiche, e elementi più moderni in un armonioso e bilanciato connubio. Il legno scalda l'ambiente, il cemento dà un tono da loft metropolitano.

4- Open space Un trend che continua a piacere. L'open space permette infatti di organizzare bene lo spazio, anche in caso di metrature ridotte. Uno spazio sempre più fondamentale nella vita di ogni giorno. Per rispondere a questa esigenza servono mobili che possono cambiare, spostarsi e all'occorrenza o sparire.

5- La libreria Il mobile dell'anno. Usato sempre di più o come testiera del letto o come divisorio tra due stanze, diventa un modo per arredare e contenere allo stesso tempo e permette di mettere in mostra non solo i libri, ma anche essere di supporto per piante e oggetti. 

Effetto Brexit sul mercato immobiliare italiano: +47% di ricerche dal Regno Unito

 Il prossimo 29 marzo scade il termine per trovare un accordo tra Gran Bretagna e Unione Europea: temendo una "Hard Brexit" in tanti stanno iniziano a cercare casa anche in Italia. Milano e Torino le città più cliccate.

ricerca webL'incognita Brexit si riflette anche sul mercato immobiliare italiano.Quando mancano ormai poche settimane all'ora "x", infatti, sale il numero dei nostri connazionali d'Oltremanica che si stanno preparando al peggio e, temendo di essere costretti a un improvviso trasferimento, guardano con sempre maggior interesse all'Italia.

A dimostrarlo è uno studio del sito AffariItaliani basato sui dati di Immobiliare.it. I numeri parlano chiaro: a gennaio 2019 le ricerche di case in Italia provenienti dal Regno Unito hanno registrato un balzo del +47% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente con una stragrande maggioranza di ricerche concentrate sui immobili in affitto (circa l'80%). Un vero e proprio "boom" che certifica come la situazione oltremanica sia più che mai incerta.

Il dato non deve sorprendere. Se il governo di Sua Maestà non troverà un accordo con l'Unione Europea entro il 29 marzo, infatti, si concretizzerà lo scenario peggiore che tutti gli analisti temevano: la cosiddetta "Hard Brexit". Il Regno Unito abbandonerebbe da un giorno all’altro il contesto legale che per 40 anni ha regolato i suoi scambi commerciali con il Vecchio Continente determinando un effetto negativo a cascata su tutta l'economia.

Le città più ricercate

La città più "cliccata" da quanti temono un improvviso ritorno in Italia è Milano: +70% di ricerche made UK in un anno. Segue a ruota l'altra grande metropoli del nord, Torino, con il +55%. Sul gradino più basso del podio Roma il cui incremento annualeè stato solo del +35%. A testimonianza del clima di grande incertezza, però, dai dati emerge che chi cerca casa tiene d’occhio almeno due diverse città, non avendo ancora un’idea precisa su dove si troverà il nuovo posto di lavoro.

trasferendoci invece nel Regno Unito, scopriamo che la cittò da cui provengono il maggior numero di ricerche tricolore è Liverpoocon un traffico raddoppiato rispetto allo scorso anno: ben +103%. Seguono Bristol (+95%), Edimburgo (+75%) e solo al quarto posto la capitale Londra con un comunque rilevante +45%.

Legge di Bilancio approvata: gli incentivi casa 2018

Con la terza e definitiva approvazione in Senato, la legge di Bilancio 2018 ha preso finalmente una forma definitiva.


Così come tutte le detrazioni per la casa, dal bonus ristrutturazione al nuovissimo bonus verde.

 

Bonus CASA 2018

Il bonus ristrutturazione è stato prorogato fino al 31 dicembre 2018 il bonus fiscale del 50% per gli interventi di ristrutturazione delle abitazioni e delle parti comuni degli edifici condominiali.
Collegato ai lavori di ristrutturazione, viene prorogato il bonus per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici. Per usufruire del bonus i lavori devono iniziare dopo il 1º gennaio.


Viene introdotto per il 2018 il "bonus verde" del 36% per gli interventi di sistemazione a verde delle aree scoperte private degli edifici esistenti,  unità immobiliari, pertinenze e recinzioni, fino a un massimo di spesa di 5mila euro per unità immobiliare.
L'Ecobonus viene prorogato per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici, ma cambiano le percentuali di sconto. Scende al 50% il bonus per l'acquisto e installazione di infissi, schermature solari e sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie biomassa e caldaie a condensazione di classe A. Rimane al 65% la detrazione per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione  di efficineza pari alla classe A e contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti. Viene introdotta anche la detrazione del 65% per l'acquisto e installazione di micro-generatori in sostituzione di impianti esistenti.


Il Sismabonus viene prorogato per la messa in sicurezza antisismica delle parti comuni degli edifici condominiali, degli edifici residenziali e produttivi, che, quest'anno, viene esteso anche alle case popolari. Si parte da una riduzione del 50% che puo' arrivare fino all'85% per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali che non solo riducono il rischio sismico, ma anche riqualificano energeticamente.

GLI ALTRI INCENTIVI

Cedolare secca canone concordato 2018 - prorogata anche per il prossimo biennio la cedolare secca al 10% per i contratti a canone concordato.
A tal proposito, la Fiaip non si dichiara soddisfatta, in quanto il Governo Gentiloni e la sua maggioranza hanno ritenuto che la proprietà immobiliare sia esclusivamente limoni da spremere. Gian Battista Baccarini, Presidente Nazionale Fiaip, dichiara:

Nonostante tutte le forze politiche di maggioranza ed opposizione avessero condiviso la proposta di ampliare la cedolare secca anche alle locazioni commerciali, il Governo ha ritenuto di bocciare ogni possibile incentivo per la ripresa del mercato immobiliare. I dati sono preoccupanti, siamo insieme alla Grecia l’unico Paese d’Europa in cui i prezzi continuano a calare, impoverendo sempre più le migliaia di famiglie Italiane proprietarie di immobili.

Detrazione Irpef degli affitti universitari per gli studenti fuori sede - La detrazione Irpef riferita ai canoni di locazione di alloggi universitari per gli studenti "fuori sede" torna a spettare, a regime (e non soltanto per i periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2017 e 31 dicembre 2018) agli studenti iscritti a un corso di laurea presso una università ubicata in un comune distante da quello di residenza almeno 100 chilometri e, comunque, in una provincia diversa, per unità immobiliari situate nello stesso comune in cui ha sede l'università o in comuni limitrofi, per un importo non superiore a 2.633 euro. Il requisito della distanza necessario per fruire dell’agevolazione si intende rispettato anche all’interno della stessa provincia ed è ridotto a 50 km per gli studenti residenti in zone montane o disagiate.


Modalità di calcolo della Tari - Viene prorogata al 2018 la modalità di commisurazione della Tari da parte dei comuni sulla base di un criterio medio-ordinario (ovvero in base alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte) e non sull'effettiva quantità di rifiuti prodotti (c.d. “metodo normalizzato”).


Cessione credito bonus energia - viene estesa la possibilità di cedere il credito per gli interventi di riqualificazione energetica anche per singole unità immobiliari.


Fondo nazionale per l'efficienza energetica - Viene inserita una sezione per il rilascio di garanzie su operazioni di finanziamento di interventi di riqualificazione energetica, con una dotazione di 50milioni di euro.


Detrazione polizze calamità - Diventano detraibili le assicurazioni contro il rischio di eventi calamitosi stipulati sulle singole abitazioni.


Fondo demolizione opere abusive - Viene istituito un fondo di 10 milioni (5 per il 2018 e 5 per il 2019) per la demolizione degli edifici abusivi. Viene inoltre istituita una banca dati centralizzata presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sull'abusivismo edilizio.


Riqualificazione dimore storiche - Vengono riattivati i contributi per gli interventi conservativi sulle dimore storiche private (10 milioni di euro per il 2019 e 20 milioni di euro a decorrere dal 2020).


Detrazione canoni di locazione studenti fuori sede - detrazione  potrà essere richiesta anche nel caso in cui l'immobile sia situato nella stessa provincia di residenza. Nel caso in cui lo studente viva in una zona montana e disagiata, la detrazione potrà essere richiesta anche nel caso in cui la distanza tra luogo di residenza e di studi sia pari ad almeno 50 km.


FontI articolo: Idealista.it 12IlSole24ore.com.

Il bonus "prima casa" si allarga

Chi ha già acquistato un immobile con il bonus prima casa ne può usufruire una seconda volta e finanche una terza a patto che il nuovo acquisto serva ad ampliare il precedente.


In buona sostanza, la nuova casa non deve risultare come un immobile autonomo, ma deve essere unita a quelle acquistate prima. 

È questa la soluzione adottata ieri dall’Agenzia delle Entrate con una risoluzione particolarmente interessante. In questo caso l’unico limite per il contribuente è quello di evitare che l’immobile risultante dalla fusione non abbia le caratteristiche tali da essere classificabile in catasto nella categoria A/1 ("abitazioni signorili"), A/8 o A/9, per le quali non spetta l’agevolazione. Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona il bonus prima casa per appartamenti da unire tra loro.


Le ipotesi da prendere in considerazione sono due. In un primo caso, il contribuente è proprietario di un appartamento acquistato con il bonus prima casa. Dopo un po’ la famiglia si amplia e c’è bisogno di "allargarsi". Coincidenza vuole che proprio il vicino del pianerottolo decida di vendere e andare a vivere altrove. Così il contribuente acquista la casa di quest’ultimo e, sfondando una parete divisoria, la unica alla propria. In tale ipotesi è ben possibile usufruire una seconda volta del bonus prima casa, in quanto il nuovo acquisto è volto ad ampliare l’appartamento precedentemente ed unirlo a quest’ultimo. Difatti non ostacola l’ottenimento dell’agevolazione "prima casa" il fatto che il contribuente già abbia un’altra proprietà immobiliare, qualora il nuovo acquisto sia destinato a unirsi e fondersi con la proprietà preposseduta.


In un secondo caso (quello preso in esame ieri dall’Agenzia delle Entrate) il contribuente è proprietario già di due immobili: il primo acquistato con il bonus prima casa e il secondo no (per via appunto del fatto che egli era già proprietario del primo appartamento acquistato con l’agevolazione). Lo stesso soggetto acquista un terzo appartamento con lo scopo di unirlo ai due di cui già è proprietario. Dall’unione ne risulterà un unico immobile. Anche in questo caso, secondo la circolare diramata ieri, è possibile usufruire una seconda volta dell’agevolazione prima casa. In pratica, è ben possibile avvalersi del bonus prima casa se, chi è già proprietario di due appartamenti, ne acquista un terzo a patto che, una volta divenutone proprietario, il nuovo immobile venga unito agli altri due per formare un’unica unità immobiliare e non costituisca un immobile di lusso (ossia non rientri nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9).


Già più volte, in passato, l’Agenzia ha preso in esame il caso dell’acquisto, con il bonus prima casa, di un’altra abitazione, rispetto ad altra abitazione già di proprietà del contribuente, al fine di ampliare quest’ultima e tutte le volte aveva confermato la spettanza dell’agevolazione, ma mai si era preso in esame il coinvolgimento di più di due appartamenti.


Sempre con riferimento alle ipotesi di immobili divenuti troppo piccoli per essere abitati dal nucleo familiare, la giurisprudenza ha spesso ritenuto non rigida la regola secondo cui l’agevolazione prima casa (consistente nell’imposta di registro al 2% o, se si acquista da un costruttore, nell’IVA al 4%) si può ottenere solo se il contribuente non possiede già un altro immobile: secondo una recente sentenza della Commissione Tributaria Regione Lombardia – che segue peraltro un orientamento espresso anche dalla Cassazione – è possibile replicare il bonus prima casa qualora la famiglia debba cambiare abitazione a seguito di sopraggiunte esigenze che rendono la prima inservibile e inidonea.


Si pensi, ad esempio, al caso in cui una coppia di coniugi acquisti un monolocale con l’agevolazione "prima casa" e, successivamente, alla nascita di due figli, divenendo l’appartamento insufficiente a contenere tutti e quattro, decida di trasferirsi e acquistare una seconda abitazione: secondo i giudici, anche tale immobile (benché il primo non venga venduto e, quindi, resti nella proprietà del contribuente) può scontare i benefici fiscali della prima casa.


Inidonea potrebbe essere una casa divenuta troppo piccola per l’aumento del numero dei figli del contribuente o troppo grande a causa della loro diminuzione (perché andati a vivere altrove o, magari, a seguito di separazione); oppure potrebbe essere inidonea una abitazione divenuta inaccessibile, perché ubicata in un piano alto in un palazzo senza ascensore, a chi resti vittima di un incidente che ne comprometta la deambulazione o, magari, perché divenuto anziano e disabile. Inidonea potrebbe essere, infine, una casa posizionata in un luogo insalubre per il mutamento delle condizioni di salute del proprietario o che si renda inutilizzabile per la distanza dal suo luogo di studio o di lavoro. Infine, potrebbe essere inidonea la casa fatiscente o priva di impianti o servizi.


Fonte articolo: Laleggepertutti.it

Revisione tabelle millesimali: bisogna andare in giudizio

Le tabelle millesimali sono uno strumento di funzionamento dell'assemblea nonché di ripartizione delle spese.


Attraverso di esse, è cosa nota, è possibile addivenire al calcolo dei quorum costitutivi e deliberativi, nonché calcolare la quota spesa spettante a ciascun condòmino.

Le tabelle millesimali, dice la legge (art. 1138 c.c.), sono un allegato al regolamento di condominio. Siccome il regolamento condominiale - è sempre l'art. 1138 c.c. a dirlo - è obbligatorio quando il numero dei condòmini è superiore a dieci, non è mancato chi ha concluso per la obbligatorietà delle tabelle superato tale numero.
Non è così: com'è stato in più occasioni affermato (si veda ad esempio, Trib. Trapani 28 febbraio 2008), l'adozione delle tabelle millesimali è sempre possibile - ad avviso dello scrivente obbligatoria - eventualmente anche per via giudiziale al di là del numero dei condòmini.


Per lungo tempo è stato dubbio se le tabelle millesimali potessero essere approvate a maggioranza. Le Sezioni Unite della Cassazione (n. 18477/2010) hanno eliminato ogni incertezza sancendo la legittimità delle tabelle approvate a maggioranza e revisionate.
Il dato letterale del nuovo art. 69 disp. att. c.c. - cioè quello modificato dalla legge n. 220 del 2012 e attualmente in vigore - secondo alcuni potrebbe portare a concludere per la necessità del voto favorevole di tutti i condòmini per l'approvazione di tabelle millesimali, ma così non pare essere secondo le prime letture date dalla giurisprudenza.
In questo contesto è utile rammentare che le tabelle millesimali possono avere origine:

- assembleare;

- contrattuale;

- giudiziale.

Con le stesse modalità si può giungere alla revisione dei millesimi.
La revisione per via contrattuale è sempre possibile, sostanziandosi eventualmente in una modificazione pattizia, mentre la revisione per assembleare e giudiziale è legittima solamente se le tabelle che s'intende cambiare sono errate ovvero non più attuali.
Sul modo di contestare le tabelle è utile segnalare una pronuncia della Corte di Cassazione - la sentenza n. 20071 dell'11 agosto 2017 - che ben fotografa la differenza tra giudizio finalizzato alla contestazione delle tabelle millesimali e giudizio di contestazione delle delibere.

Come si legge nel provvedimento citato "ove delle tabelle millesimali esistono, avendo esse, come già detto, natura valutativa e non attributiva della proprietà, la costituzione dell'assemblea e la validità delle deliberazioni possono essere riscontrate dal giudice sulla base di dette tabelle, finché non siano state modificate, senza essere tenuto ad esaminare i titoli di acquisto dei singoli condomini ed a valutarli, di sua iniziativa, come (eventualmente) difformi dalle tabelle; se il condomino intenda, non di meno, denunciare la violazione dell'art. 1118 c.c., è tenuto ad impugnare le tabelle, chiedendone la modifica giudiziale, e non le deliberazioni assembleari adottate in base alle tabelle medesime (cfr. Cass. Sez. 2, 18/08/2005, n. 16982)".


In sostanza chi è convinto della erroneità delle tabelle deve iniziare un apposito giudizio, non potendosi limitare ad eccepirlo in altro pur sempre connesso alla gestione condominiale, quale ad esempio quello d'impugnazione di una delibera.
Ricordiamo che nel giudizio di revisione delle tabelle millesimali - siano esse di origine contrattuale ovvero assembleare - è possibile chiamare in causa l'amministratore e non tutti i condòmini (art. 69 disp. att. c.c.).


Fonte articolo: Condominioweb.com

Se si affitta la "prima casa" si perdono le agevolazioni?

La legge italiana prevede una serie di agevolazioni per l'acquisto della prima casa, ossia per l'acquisto di un'abitazione da parte di una persona che, prima di allora, non sia proprietario di altri immobili.


Tali agevolazioni sono di natura fiscale e riguardano principalmente le imposte da pagare al momento della compravendita.

La normativa riguardante l'agevolazione per acquisto della prima casa è particolarmente articolata. Vanno sicuramente tenuti in considerazioni i testi di legge che la disciplinano, ma fondamentale importanza a tali fini è da attribuirsi anche alle circolari emanate nel corso del tempo dell'Agenzia delle Entrate.


Partiamo dal concetto di prima casa: essa non è necessariamente l'abitazione utilizzata per dimorarvi, quanto piuttosto il primo immobile ad uso abitativo che viene acquistato da una determinata persona umana.
Come ricorda l'Agenzia delle Entrare nella propria guida sull'acquisto della casa, le categorie ammesse alle agevolazioni prima casa sono:

- A/2 (abitazioni di tipo civile)

- A/3 (abitazioni di tipo economico)

- A/4 (abitazioni di tipo popolare)

- A/5 (abitazioni di tipo ultra popolare)

- A/6 (abitazioni di tipo rurale)

- A/7 (abitazioni in villini)

- A/11 (abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi)


Come precisato dal d.p.r. n. 131 del 1986, "l'immobile deve essere situato nel Comune in cui l'acquirente abbia o stabilisca entro diciotto mesi dall'acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l'acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all'estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l'attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l'acquirente sia cittadino italiano emigrato all'estero, che l'immobile sia acquistato come prima casa sul territorio italiano".


Essere acquirente della "prima casa" non vuol dire dover necessariamente stabilire la residenza in quell'abitazione. La legge è chiara sul punto: la residenza dev'essere fissata nel Comune in cui è situato l'immobile, non nell'immobile medesimo.


In questo contesto, è sempre l'Agenzia delle Entrate a specificarlo, "la locazione dell'immobile acquistato con l'agevolazione non comporta la decadenza della stessa, in quanto, non si ha la perdita del possesso dell'immobile" (Fonte: Agenzia delle Entrate).


Leggermente diverso il caso di locazione della prima casa che sia anche abitazione principale: in quest'ultima ipotesi l'immobile acquistato non è solamente il primo ad essere acquistato, ma l'acquirente vi fissa (o dichiara che lo farà) la propria residenza ai fini della fruizione di ulteriori benefici fiscali (es. detrazione interessi passivi mutui, esenzione IMU).
Secondo l'indicazione che si può desumere da una circolare del Ministero delle finanze, sebbene sia possibile la locazione parziale (es. una o più stanze), tale contratto potrebbe far venire meno, parzialmente, l'esenzione IMU.


Si legge nella circolare: "particolare risulta l'ipotesi dell'abitazione principale “parzialmente locata” trattandosi al tempo stesso di un immobile non locato per la parte adibita ad abitazione principale e di un immobile locato per la rimanente parte. In tal caso si ritiene, sulla falsariga delle scelte interpretative operate ai fini IRPEF fino al 31 dicembre 2011, che debba applicarsi la sola IMU nel caso in cui l'importo della rendita catastale rivalutata del 5% risulti maggiore del canone annuo di locazione (abbattuto della riduzione spettante ovvero considerato nel suo intero ammontare nel caso di esercizio dell'opzione per la cedolare secca)" (circolare n. 3/DF Ministero dell'Economia e delle Finanze).


Fonte articolo: Idealista.it

Subscribe to this RSS feed

Accedi or

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione, se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la "Cookie Policy".