News dal franchising

News dal franchising (890)

Tasse sugli immobili: anche Confedilizia chiede riduzione

“Per il settore immobiliare, come per tutta l’economia, servono segnali forti di riduzione delle tasse. È questa l’unica strada per far tornare la fiducia e, di conseguenza, far ripartire in modo strutturale crescita, lavoro e consumi”. Così il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, in una nota, commenta i dati dell’Istat sulla crescita della disoccupazione a febbraio sottolineando gli effetti negativi che la tassazione sugli immobili quasi triplicata rispetto al 2011, ha prodotto sull’intera economia“.

“Colpire in modo così pesante – come si è fatto negli ultimi tre anni – un settore che tradizionalmente rappresenta circa un quarto del Pil, che impiega oltre due milioni e mezzo di occupati, che ha riflessi diretti e indiretti su decine di settori economici, vuol dire dover mettere in conto ciò che si è poi puntualmente verificato: crollo delle compravendite; chiusura di migliaia di imprese nei tanti comparti della filiera immobiliare; conseguente perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro; caduta dei consumi dovuta all’effetto di impoverimento, stimato in circa 2.000 miliardi, prodottosi in capo ai proprietari”.

Fonte articolo: http://news.attico.it/2015/03/31/confedilizia-per-il-settore-immobiliare-servono-segnali-forti-di-riduzione-delle-tasse/

Home staging: rivalutare l'immobile per la vendita

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Da qualche anno, anche qui in Italia, possiamo usufruire di una tecnica alquanto utile in campo immobiliare. Si chiama Home Staging e si tratta di un’arte che preparare la casa in modo adeguato in vista di una vendita. Questa tecnica è nata già negli anni ’80 soprattutto negli Stati Uniti d’America per divenire poi famosa nelle nazioni del Nord Europa.

Oggi, finalmente, anche in Italia, è stata riconosciuta la sua validità e, senza poterlo negare, si sono visti gli ottimi risultati. Si parla infatti dai dati ISTAT di un incremento della velocità di vendita che arriva addirittura alle due settimane. Proprio così. Gli stessi immobili che prima, abbandonati a loro stessi, incurati e trasandati non trovavano riscontro e rimanevano per mesi appesi alla vetrina di un’agenzia immobiliare che più volte provava quasi una sorta di vergogna nel mostrarli, si sono rivelati ottimi affari in grado persino di far scaturire emozioni nell’acquirente.

 

E bastava davvero poco in certi casi. Con una minima spesa e un po’ di fantasia si ottengono grandi risultati. Non si deve mai dimenticare che l’intenzione di acquisto di una casa si perfeziona nel primo minuto di visita. Il colpo di fulmine, il primo impatto è quello che fa innamorare o rifiutare. Ovvio, dapprima l’investimento, cosa alla quale il venditore non era abituato, non era certo visto di buon occhio. Quando però si iniziò a capire che in fondo, si trattava soltanto di un investimento che permetteva così di guadagnare meglio e più presto, ecco che l’Home Staging potè fare le sue diverse entrate in scena smuovendo anche così un mercato immobiliare che quasi stava decadendo. E’ la remise in forme di una casa, come dice la famosa Paola Marella. Si va alla ricerca dell’estetica prima di mostrarla o di mostrarsi al mondo.

Si può scegliere inoltre se fermarsi ad un’home staging che si preoccupa soltanto dell’architettura dell’immobile e quindi si parla prevalentemente di restauro, o se invece si preferisce andare a toccare anche l’arredamento tenendo conto che la maggior parte delle volte un locale ammobiliato da l’idea della dinamicità, del vissuto e quindi del calore domestico piuttosto della staticità del vuoto. E’ stato per tutto questo che anche qui nel nostro Bel Paese si possono frequentare oggi anche corsi che educano e insegnano all’Home Staging e veri e propri professionisti in tale tecnica: gli home stager.

Figure di grande supporto che devono saper cogliere il desiderio del cliente, avere parecchia creatività e sposare il rinnovo ad un giusto valore economico. Ma anche architetti e arredatori si sono evoluti immettendo nella loro professione questa filosofia che non ha eguali. La filosofia migliore per far vendere casa. Un aiuto concreto che permette oltretutto di rivalutare l’immobile anche del 10-15% in più.

 

Fonte articolo: http://www.marketingimmobiliare.it/home-staging-come-leva-di-marketing/

In quale zona della città comprare casa?

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Il mercato e le imprese di settore stanno facendo di tutto per far riprendere il mattone: dai mutui a tassi agevolati, ai prezzi che continuano a scendere, in questo momento la voglia di comprare una prima casa sembra stia tornando in auge tra i giovani italiani. Così ci si mette alla ricerca, incoraggiati anche dalla bella stagione, e ci si comincia a guardare intorno. Quali sono le priorità? Una di queste è sempre la location: in quale zona della città conviene comprare?

 

 

Un noto portale americano ha stilato una serie di consigli sulle zone strategiche in cui comprare casa garantisce un valore costante, se non addirittura crescente, nel tempo e un possibile ritorno economico qualora si decidesse di rivendere. Ad esempio, comprare casa nelle vicinanze di una scuola o di un polo universitario garantisce sicuramente una vita comoda con i propri figli, nonché la possibilità di averli sempre vicini in qualsiasi momento e risparmiare sui trasporti. Nel caso delle università, l’immobile sarebbe molto vantaggioso nel momento in cui si dovesse decidere di metterlo a reddito, visto che gli studenti sono tra le categorie che maggiormente cercano casa in affitto.

Anche comprare casa vicino a un’area di verde pubblico e a luoghi per le attività all’aria aperta potrebbe essere una buona mossa: vivere lontano dallo stress quotidiano e poter uscire con la propria famiglia sono occasioni che di sicuro fanno bene alla vita personale.

Nel tempo perdono meno valore le case che offrono delle belle vedute: il mare, un lago, un parco, ma anche semplicemente un giardino o una piscina sono molto meglio che un balcone da cui si vedono solo le case degli altri vicini o una strada trafficata. Ma non basta: oltre a panorami piacevoli è importante che nella zona ci siano tutte le comodità, dai centri commerciali, alle farmacie, agli uffici per arrivare agli ospedali. Infine, il quartiere deve essere accogliente e ben gestito. È importante che si tratti di un’area in cui il vicinato è cordiale e, meglio ancora, in cui si promuovano delle attività volte a favorire una piacevole convivenza.

 

Fonte articolo: http://news.immobiliare.it/le-migliori-location-in-cui-comprare-casa-21939



Il cantiere non salva la prima casa

rotoli-e-caschetto Il trasferimento della residenza entro 18 mesi, nel Comune in cui è stata acquistata una abitazione con i benefici fiscali in materia di imposta di registro per la prima casa non è derogabile, se non per un impedimento «improvviso ed inevitabile» o da «cause di forza maggiore». A chiarirlo è la Commissione trbutaria regionale della Liguria, sezione di Genova, con la sentenza 18/1/15, depositata lo scorso 8 gennaio (presidente Soave, relatore Toppati).
Il caso
La vicenda ha inizio con una compravendita. Il contribuente aveva acquistato un immobile usufruendo delle agevolazioni prima casa, ma non aveva rispettato il termine di 18 mesi fissato dalla legge per trasferire la residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile. Il contribuente si era difeso sostenendo la non perentorietà del termine di 18 mesi e invocando, quale termine di decadenza, quello previsto dalla normativa sull’imposta di registro per l’accertamento d’ufficio. Inoltre, aveva addotto quale motivo per il mancato trasferimento, il ritardo verificatosi nei lavori di ristrutturazione.
A seguito dell’accoglimento del ricorso da parte del collegio di primo grado, l’agenzia delle Entrate aveva presentato ricorso in appello, vincendo la controversia. Le agevolazioni prima casa consistono nella possibilità di ottenere una riduzione delle imposte da pagare al momento dell’acquisto di un immobile (attualmente l’imposta di registro è del 2 per cento al posto del 9 per cento). Al fine di usufruire di queste agevolazioni, l’immobile deve essere ubicato nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha, o stabilisca entro 18 mesi dall’acquisto, la propria residenza. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel Comune dove è situato l’immobile acquistato deve essere resa dall’acquirente nell’atto di acquisto.
La decisione
Con la sentenza in esame, la Ctr ha anzitutto chiarito, che il termine di 18 mesi deve considerarsi perentorio e che il richiamo al termine triennale dell’accertamento d’ufficio nulla ha a che vedere con la fruizione dell’agevolazione in questione (come precisato nell’ordinanza della Cassazione 6834/2013 e nella sentenza 10807/2012, richiamate dalla Ctr).
Come peraltro indicato anche dall’agenzia delle Entrate, le circostanze impeditive al trasferimento della residenza nel Comune di ubicazione dell’immobile possono essere eccepite solo se improvvise e inevitabili e solo se non potevano essere note al momento della stipula dell’atto di acquisto.
I lavori di recupero
Nel caso di specie la commissione ha osservato che, trattandosi dell’acquisto di un immobile di campagna non abitabile a causa dei lavori da sostenere, l’acquirente avrebbe già dovuto sapere dell’impossibilità a rispettare il termine perentorio, pertanto non avrebbe dovuto richiedere l'’applicazione delle agevolazioni.
La commissione, pertanto, non ha riconosciuto il carattere di «imprevedibilità» al mancato trasferimento della residenza in virtù delle condizioni in cui si trovava l’immobile al momento dell’acquisto, né ha riconosciuto alcuna causa di forza maggiore. Pertanto, accogliendo il ricorso dell’ufficio, ha stabilito la decadenza dall’agevolazione del contribuente.

Fonte articolo: http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/vetrina/edicola24web/edicola24web.html?testata=S24&edizione=LUNEDI&issue=20150330&startpage=1&displaypages=2



Nuova piattaforma per un mercato immobiliare più trasparente

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Al via piattaforma per un real estate europeo più trasparente

  • Un passo verso la trasparenza e l'efficienza del mercato immobiliare. È quanto si propone l'iniziativa - ai nastri di partenza - che unisce Cerved, Istat e SpazioDati in una partnership strategica per il progetto europeo proDataMarket. Un progetto, finanziato dalla Commissione europea per un controvalore di 3,5 milioni di euro, che si propone di creare una infrastruttura accessibile in modalità sia open che a pagamento che contenga dati relativi al territorio in Europa, tra cui una serie di informazioni riguardanti gli immobili e i terreni e l'analisi di trend socio-demografici. La collaborazione rientra nel quadro del programma Horizon 2020, co-finanziato dall'Unione europea per promuovere l'innovazione e la ricerca all'interno dei Paesi membri al fine di incentivare la competitività dell'Europa a livello globale.

  • Quattro i Paesi coinvolti, Italia, Spagna, Norvegia e Bulgaria. «Il progetto europeo si innesta nel filone dell'innovazione di prodotto e in particolare nel settore dei dati immobiliari del territorio presidiato da una serie di prodotti Cerved, ma si inserisce in un progetto europeo con altri otto partner - spiega Stefano Gatti, area IT, Innovation & Data Sources Manager di Cerved -. Obiettivo della comunità europea è costruire servizi a beneficio del cittadino partendo da questa banca dati e rendendo così più trasparente ed efficiente il mercato immobiliare. Sia per il mercato retail che corporate. Per fare questo nella banca dati si sta realizzando una vera e propria collezione di dati e informazioni che arrivano dal territorio. Il progetto europeo creerà valore dai “big data” favorendo la nascita di prodotti e servizi innovativi a beneficio della competitività globale».

    Tra i dati per esempio ci saranno l'efficienza energetica degli edifici, il posizionamento delle aree verdi sul territorio, oltre a una serie di dati sull'inquinamento e sul traffico e dati in arrivo dalla mappa del territorio. Ci sono anche best case a livello internazionale ai quali ispirarsi come illustreet.co.uk per quanto riguarda la Gran Bretagna oppure zillow.com, siti internet che contengono una serie di dati e di strumenti per comprendere nel dettaglio il territorio e stimare il valore del mattone in modo tale da aumentare l'efficienza del mercato immobiliare. Manca però tra i partner, almeno al momento, l'agenzia delle Entrate, che vanta i dati di prezzi residenziali al metro quadrato via per via in Italia portati in dote da quella che fu l'agenzia del Territorio. «Sono stati selezionati alcuni partner per avviare il progetto, ma il numero dei soggetti coinvolti è destinato a salire» conclude Gatti.

    I dati raccolti nella piattaforma potranno essere utilizzati anche dalle imprese e start-up europee per sviluppare servizi e prodotti innovativi ad alto valore aggiunto, capaci di generare ripercussioni positive sull'indotto delle società. «Attraverso proDataMarket sarà possibile ad esempio, migliorare il processo di assegnazione dei fondi agricoli; ridurre i costi di locazione degli uffici della Pubblica Amministrazione, misurare i rischi idro-geologico quando si costruiscono nuovi immobili - spiegano gli intervistati -. Nell'ambito del progetto, Cerved – in quando azienda rappresentativa di un business ad alto impatto – guiderà i casi aziendali; SpazioDati, fornirà la tecnologia necessaria a creare e gestire la piattaforma dei dati; Istat sarà la principale fonte di dati sociodemografici e di competenza di modellazione statistica». Potrebbe essere quindi l'occasione giusta per compiere un ulteriore e importante passo verso la trasparenza del mondo real estate, che in Paesi come gli Stati Uniti si declina anche attraverso banche dati pubbliche e gratuite che consentono al singolo privato di accedere a tutto lo storico relativo ad ogni immobile in modo a verificarne i passaggi di proprietà, le cifre alle quali sono stati realizzati e di confrontare il costo con la zona e la città.

Fonte articolo: http://www.casaeterritorio.ilsole24ore.com/art/real-estate/2015-03-26/piattaforma-real-estate-europeo-134019.php?uuid=AbxutYYL

Abusi edilizi, esproprio automatico.Il Comune acquisisce gratuitamente il bene scaduti i 90 giorni per demolire

L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale di quanto costruito con abuso edilizio non è un provvedimento di autotutela, ma una sanzione che deriva dalla legge per il mancato adempimento dell’ordine, impartito dal Comune, di demolire opere abusive e ripristinare lo stato dei luoghi. Secondo il Consiglio di Stato (sentenza della Sesta sezione del 4 marzo, n. 1064), l’acquisizione avviene di diritto, in quanto effetto ricondotto direttamente dalla legge, secondo l’articolo 31, commi 3 e 4, del Dpr 380/2001, all’inottemperanza dell’ordine di demolizione. Sicché, l’accertamento che il Comune svolge coi propri tecnici, scaduti i 90 giorni per ottemperare, assume carattere dichiarativo dell’effetto traslativo della proprietà già verificatosi con la scadenza del termine rimasto inadempiuto.

Questa scadenza – precisano i giudici – è quindi presupposto per l’operatività automatica della sanzione amministrativa del trasferimento coattivo della proprietà.
Il caso affrontato dal Consiglio di Stato riguardava l’acquisizione gratuita di un’opera abusiva (per variazione essenziale dell’originaria concessione edilizia) e dell’area di sedime di proprietà. C’era stato un permesso a costruire in sanatoria, rispetto al quale l’intervento si poneva, peraltro, in totale difformità. Di fronte all’ordinanza di demolizione e ripristino, non si ripristinava lo stato progettuale nei tempi previsti dalla legge.
La sentenza chiarisce, poi, che il termine di 90 giorni, stabilito dall’articolo 31 del Dpr 380/2001, ha unicamente la funzione di consentire al responsabile dell’abuso di provvedere a eliminarlo entro un tempo determinato. Invece, l’accertamento dell’inottemperanza è il «titolo per l’immissione nel possesso e la trascrizione nei registri immobiliari», in base all’articolo 31, comma 4. Il che significa che l’accertamento può avvenire sostanzialmente senza termine, avendo funzione meramente strumentale rispetto ad acquisizione e ripristino dello stato dei luoghi.
Ora, se l’affermazione sugli effetti automatici riconducibili al mancato adempimento dell’ordinanza demolitoria, viene coordinata con la posizione assunta dalla più recente ulteriore giurisprudenza amministrativa in tema di repressione di abusi edilizi, si delineano le caratteristiche ed il contenuto che le iniziative che il Comune è tenuto ad assumere, di competenza del dirigente comunale preposto al ramo, (Consiglio di Stato, Quinta sezione, sentenza n. 1598 del 2012) di fronte all’inottemperanza all’ordinanza di demolizione:
la sanzione demolitoria è una conseguenza necessitata dell’abuso edilizio ed è sufficientemente motivata col semplice riferimento al permanere del carattere abusivo dell’opera eseguita; il che porta con sè che come carattere vincolato il provvedimento di demolizione non richiede ponderazioni di interessi diversi da quelli pubblici tutelati e coincidenti col corretto uso del territorio, non richiedendo, quindi, motivazione ulteriore rispetto alla dichiarata abusività dell’opera (Consiglio di Stato, Sesta sezione, sentenza n. 6423 del 2014);
se le opere abusive sono realizzate su area vincolata, ai sensi dell’articolo 27, comma 2 del Dpr 380/2001, l’obbligatorietà dell’ordine di demolizione esclude che il provvedimento sia preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento (Consiglio di Stato, Sezione quarta, sentenza n. 2380 del 2014);
l’obbligatorietà del provvedimento sanzionatorio non esclude, tuttavia, l’applicazione del principio di proporzionalità; cosicché il bene da acquisire non solo deve essere individuato con sufficiente precisione, ma nell’applicazione della sanzione l’amministrazione sacrifica la posizione soggettiva del privato, attraverso l’acquisizione dell’area in misura graduata e strettamente necessaria all’obbiettivo dell’interesse pubblico perseguito. Ciò in quanto l’articolo 31, comma 3, stabilisce che l’area acquisita non può essere superiore a 10 volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita, (Consiglio di Stato, Sesta sezione, sentenza n. 5607 del 2014);
l’acquisizione al patrimonio comunale viene, peraltro, esclusa in due ipotesi: ? in casi di «accertamento di conformità», quale procedimento diretto a sanare le opere eseguite senza titolo, ma conformi alla normativa urbanistica (Consiglio di Stato, Quarta sezione, sentenza n. 5774 del 2013); nell’ipotesi in cui la costruzione abusiva sia riconducibile al concetto di pertinenza, che presuppone un’opera priva di fruizione o utilizzazione autonoma, in quanto integrata in un organismo edilizio principale (Consiglio di Stato, Sezione sesta, sentenza n. 3178 del 2014).

Fonte articolo: http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/vetrina/edicola24web/edicola24web.html?testata=S24&edizione=SOLE&issue=20150326&startpage=1&displaypages=2

Mercato Immobiliare mai più ai livelli pre crisi

Noi stessi lo abbiamo ribadito più volte; i dati provenienti da fonti diverse e tutte autorevoli (Crif, Agenzia delle Entrate, Facile.it…) sono concordi nell’evidenziare una vera e propria inversione di tendenza e, finalmente, un barlume di speranza per il mercato immobiliare.

Complice anche l’intervento di Mario Draghi e della BCE i tassi continuano a scendere, i mutui diventano più sostenibili per chi già li possiede e più accessibili per chi vorrebbe sottoscriverne di nuovi o, ancora, per chi ha modo di rinegoziare o surrogare i finanziamenti ottenuti anni fa a condizioni ben più onerose.

Le case affittate rendono meno e allora tanti propritari le vendono immettendo sul mercato un numero maggiore di immobili rispetto a quelli presenti anni fa (anche se mediamente molto più anziani) e i prezzi di conseguenza scendono. E scendono ad un livello tale che, è bene chiarirlo, non consentiranno mai più di tornare ai livelli del pre crisi e, in particolar modo ai livelli registrati negli anni ’90.

A buttare una secchiata di acqua gelata sui molti investitori che speravano di rivedere ancora i fasti che a quei tempi viveva il mattone italiano è stata Bankitalia nel suo rapporto periodico stilato in merito al mercato immobiliare. A onor del vero, va detto, senza dubbio a pesare sulla situazione attuale sono le difficoltà lavorative che rendono, specialmente per i giovani, quasi un miraggio la possibilità di ottenere un mutuo dalle banche, ma anche il fatto che la situazione verificatasi fra la fine degli anno ’90 e la metà del primo decennio del 2000 era drogata da un sistema che si era instaurato senza una vera possibilità di mantenersi nel lungo periodo come i fatti, purtroppo, hanno dimostrato.

Fonte articolo: http://news.immobiliare.it/mercato-immobiliare-mai-piu-ai-livelli-pre-crisi-21858

Tornano gli investimenti negli immobili di lusso

Si torna a investire nel segmento del lusso, mentre gli acquisti della prima casa di pregio restano fermi. È quanto emerge dal consueto Osservatorio rilasciato dalla società Tirelli Partners, e realizzato in collaborazione con Nomisma, che si focalizza sui mercati di Milano e Roma. Nel complesso si è assistito ad un secondo semestre interlocutorio, dopo un primo semestre in ripresa.

«Il secondo semestre 2014 è stato per il mercato immobiliare delle residenze esclusive un semestre caratterizzato da una significativa ripresa della domanda per investimento - spiegano dalla società -. Restano segnali incoraggianti che riteniamo sbocceranno definitivamente nel corso del 2015». A sostenere il mercato è anche la scarsità dell'offerta: a Milano il totale delle aree di prestigio rispetto alla superficie territoriale della città infatti non arriva al 2,5%.

I sei mesi che hanno chiuso il 2014 hanno evidenziato prezzi sostanzialmente stabili anche se differenziati tra usato (+0,3%) e nuovo (-0,1%), ma sono aumentati gli sconti necessari per chiudere una vendita. Se si guarda a Milano zone come il Quadrilatero o Venezia-Duse hanno registrato perdite maggiori sul fronte dei valori. Qui si compra il nuovo in media con quasi 14mila euro al metro quadrato nella prima zona e con 12.200 nella seconda. L'usato costa rispettivamente in media 13mila euro al metro quadrato e 12.300 euro. I top prices si sono registrati proprio nella zona Venezia-Duse a quota 19.900 euro al mq, seguiti dai 18.600 euro del Quadrilatero. Segue il Centro storico con top price a 15.900 euro e la zona Magenta con 15mila euro al metro.

L'indice di assorbimento scende al 6,5% dal 7,6% del semestre precedente. Siamo lontani dal picco a quota 23% che si è registrato nel primo semestre del 2011. «Si chiude un semestre interlocutorio – commenta Gabriele Torchiani – in quanto solo la componente per investimento ha mostrato una notevole effervescenza.

Un segnale importantissimo perché parla di una ritrovata fiducia nel Paese dopo anni in cui gli investimenti immobiliari italiani venivano dirottati stabilmente all'estero». Complici della vivacità degli investimenti sono anche i terremoti valutari. L'euro così debole rende appetibile acquistare casa in Italia per la clientela americana, inglese e svizzera, che oggi hanno una moneta forte da spendere oltrefrontiera. Ecco perchè torna l'interesse di categorie di compratori che si erano allontanati dal nostro mercato.

Aumentano ancora i tempi medi di vendita che si avviano verso i due anni: 22,9 mesi per le abitazioni di lusso di nuova realizzazione e 24,1 mesi per l'usato. Solo quattro anni fa i tempi erano dimezzati rispetto agli attuali.

L'offerta è ampia, ma non tutta di buona qualità. La parte di scarso appeal è dovuta all'invecchiamento del prodotto immobiliare, al mutamento dei bisogni e alla più ampia disponibilità rispetto al passato di prodotto nuovo.

Tirelli non esclude l'effetto Expo sulla componente dell'offerta. In molti casi si sceglie di rinviare la vendita e di optare per un affitto temporaneo.

Tra le vendite di rilievo del semestre quella relativa a un attico di nuova costruzione di oltre 500 metri quadrati nel centro storico, al sesto e settimo piano con terrazzi e box, venduto per 4,5 milioni di euro, mentre in zona Magenta è stato venduto un appartamento nuovo di 350 metri quadrati al terzo piano senza terrazzo per 2,5 milioni di euro.

Fonte articolo: http://www.casaeterritorio.ilsole24ore.com/art/mercato-immobiliare/2015-03-18/tornano-investimenti-immobili-lusso-162345.php?uuid=AbFZG5TL

Nel 2016 vendite a quota 500mila. Quest’anno il fatturato residenziale in Italia salirà del 3,7% e l’anno prossimo dell’8,3%

Come una pellicola che svela piano piano le immagini che vi sono impresse, anche l’aspetto della situazione immobiliare italiana sembra assumere contorni più definiti. Sempre con zone d’ombra dovute alla lentezza della ripresa economica e ai punti di domanda sugli effetti delle riforme varate dal Governo.
Nonostante le questioni ancora aperte, molti operatori del mercato immobiliare iniziano a ostentare un certo ottimismo sulle possibilità del real estate italiano di ritrovare la strada della crescita. Anche grazie all’arrivo sempre più massiccio di quei capitali esteri protagonisti nel 2014 di oltre il 70% dei deal. Dai fondi Usa come Blackstone, Apollo e Cerberus ai fondi sovrani mediorientali passando per investitori istituzionali europei e non, saranno questi i nomi ancora protagonisti del 2015 per quanto riguarda il real estate commerciale.Complici i bassi tassi di interesse, la liquidità in circolazione, un euro debole, il Quantitative easing della Bce e il prezzo del petrolio in discesa è facile pensare che situazione più favorevole non ci possa essere per vedere l’economia in ripresa, anche in Italia. Tanto che la Commissione europea nei giorni scorsi ha rivisto al rialzo le stime sul Pil per il biennio 2015-2016.

Continuano però a pesare i rischi geopolitici, non solo nel braccio di ferro tra Russia e Ucraina, ma anche nell’Africa del Nord fino all’Iraq, e l’elevata disoccupazione, sebbene il mercato del lavoro abbia registrato qualche segnale positivo.
Nel report pubblicato ieri da Scenari Immobiliari e intitolato non a caso “Cinquanta sfumature di ripresa” si evidenziano le differenze tra i Paesi europei (si veda articolo a lato) e si sottolinea come la ripresa dell’Italia risulti più lenta e faticosa a causa di fondamentali ancora molto deboli e delle incertezze sugli esiti delle riforme del Governo Renzi. Il prodotto interno lordo dovrebbe aumentare lievemente nel 2015, dopo la contrazione del triennio precedente. Ma adesso bisogna capire se la crisi «abbia trasformato a tal punto gli equilibri interni, che le attuali condizioni favorevoli potrebbero risultare insufficienti per una crescita solida e duratura» recita il report.
Sul fronte residenziale il mercato immobiliare italiano è tornato a crescere dopo sette anni di crisi. La rinnova fiducia nel sistema Paese e l’interesse dimostrato da parte degli investitori internazionali, orientati principalmente verso gli immobili di qualità, hanno migliorato il sentimento anche sul mercato residenziale, la fetta più importante del real estate nel nostro Paese che rappresenta nell’industria immobiliare italiana oltre l’80% del fatturato complessivo. Fatturato che peraltro è salito a quota 81 miliardi di euro grazie all’aumento di oltre l’1% delle compravendite (415mila abitazioni a fine anno). Secondo gli ultimi dati dell’agenzia delle Entrate particolare forza ha dimostrato il quarto trimestre 2014 con transazioni salite del 7,1% rispetto a un anno prima.
Scenari Immobiliari prevede per il 2015 un incremento delle compravendite fino a quota 450mila unità, grazie anche alla maggiore facilità di accesso al credito che consente alle famiglie di tornare a pensare all’acquisto. Solo uno scenario ottimistico permette di puntare a quota 500mila compravendite nel 2016.
Non seguono il trend i prezzi che continuano invece a scendere, seppur in maniera modesta nell’ultimo periodo (circa il 4% nel 2014). Il bilancio parla di valori nominali scesi in media del 15% nelle zone centrali e il 27% nelle aree zone periferiche. Certo è che la provincia soffre ancora e anche sul fronte delle compravendite è emerso il ruolo trainante dei capoluoghi.

Fonte articolo: http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/vetrina/edicola24web/edicola24web.html?testata=S24&issue=20150319&edizione=SOLE&startpage=1&displaypages=2

Spiragli di ripresa per l’edilizia

Squinzi: quest’anno mi auguro una crescita significativa, non dello 0,2% ma almeno del 2%.

Se le fiere sono il “termometro” della salute di un settore, nella filiera dell’edilizia è ancora presto per dire se i piccoli segnali sapranno trasformarsi in una vera ripresa. Tra spiragli di nuovi ordinativi e lo spaccato desolante del sistema dei grandi appalti pubblici si è aperta ieri, nei padiglioni di Rho-Pero, alle porte di Milano, Made Expo, la fiera dell’edilizia, dell’architettura e delle finiture d’interni.
In tutto 1.400 imprese di cui 140 straniere e 400 incontri B2B al giorno, per un settore che, negli ultimi 5 anni, ha perso un quarto degli occupati. Mentre a gennaio – dato Istat sempre di ieri – la produzione nelle costruzioni è aumentata dell’1% rispetto al mese precedente, confermando la tendenza al recupero registrata a dicembre 2014 (quando era cresciuta del 2,6%).

Presente al virtuale “taglio del nastro” anche il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, pesantemente contestato da diversi imprenditori: «È un appuntamento che avevamo fissato da tempo e con gli imprenditori con cui ho parlato emerge che cominciano a esserci elementi di ripresa: la sfida che avevamo lanciato tutti insieme comincia a dare i primi risultati» .
«Si vede qualche segnale di ripresa positivo – ha dichiarato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a margine dell’inaugurazione – ma è ancora presto per dire che c’è una ripresa. Mi auguro che nel corso di quest’anno si possa constatare una ripresa che non è lo 0,2% ma penso sempre a una soglia minima del 2 per cento».
Secondo Squinzi – che a una domanda sull’inchiesta degli appalti pilotati ha sottolineato come «la corruzione taglia la competitività» – è possibile farcela soprattutto «cogliendo i segnali positivi che ci arrivano dalla congiuntura economica internazionale, dal cambio euro-dollaro, dal prezzo del petrolio e dal Qe della Bce. Ma possiamo ritrovare una vera ripresa solo se metteremo mano alle riforme portando fino alla fine il programma di Governo al quale è stato dato solo il calcio d’inizio». In ogni caso, ha aggiunto il leader degli industriali «da parte nostra occorrono investimenti in ricerca e innovazione». E poi c’è il capitolo sicurezza e dissesto idrogeologico (si veda il pezzo a fianco): «Bisogna investire – ha concluso Squinzi – per mettere il Paese in sicurezza. Ci sarebbero possibilità per interventi straordinari, tali da creare centinaia di migliaia di posti di lavoro».
Intanto, ha sottolineato il presidente di Ance, Paolo Buzzetti, «le compravendite di immobili stanno aumentando: +7,1% nell’ultimo trimestre dello scorso anno, +3,6% nel 2014 sul 2013. Negli anni della crisi abbiamo perso 800mila posti di lavoro, il 60% dei finanziamenti privati e il 50% degli investimenti in opere pubbliche. Ma la gente ricomincia a comprare casa».
«C’è una grande crescita dell’erogazione dei mutui – ha ribadito Giovanni De Ponti, ad di Made Expo – le ristrutturazioni crescono del 30%: questi sono fattori molto positivi».
Aiuta il settore la detraibilità delle spese per ristrutturazione e risparmio energetico. «Ma siamo in dirittura di arrivo – ha dichiarato Giorgio Palmucci, presidente di Confindustria Alberghi – anche con i decreti attuativi che renderanno operativo il “tax credit” previsto nel Dl Cultura, grazie al quale le strutture alberghiere potranno beneficiare di un sostegno concreto per le ristrutturazioni».
Tra gli stand gli umori sono contrastanti. «Vediamo prospettive di sviluppo stabili – ha spiegato Antonio Lacedelli, ad di Rubner  Objektbau (363 milioni di fatturato e oltre 1500 addetti) -. Abbiamo contribuito ad alcuni padiglioni di Expo. Restiamo molto presenti in Germania, Francia, Svizzera. Il calo dell’euro e del petrolio beneficia il Gruppo in termini di fornitura materiali per grandi commesse in Paesi extra Ue».
«Resta un periodo difficile – ha sottolineato Dario Vaccari, presidente di Alias Porte Blindate (1,5 milioni di fatturato e 100 dipendenti) –. Abbiamo perso il 10% del fatturato con la crisi russa. Per noi resta un mercato molto importante. Mentre in Italia rimane il problema dei ritardi nei pagamenti, anche con clienti con cui i rapporti sono consolidati da anni. Non mi sento proprio di parlare già di ripresa».

Fonte articolo: http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/vetrina/edicola24web/edicola24web.html?testata=S24&issue=20150319&edizione=SOLE&startpage=1&displaypages=2

Rent to buy, le critiche del notariato alla disciplina fiscale prevista dall'agenzia delle entrate

Il consiglio nazionale del notariato ha fatto il punto sul trattamento fiscale da applicare ai "contratti di godimento in funzione della successiva alienazione di immobili", stabilito da una circolare dell'agenzia delle entrate. La nota è critica soprattutto sulla doppia imposizione fiscale scaturita dal considerare il rent to buy come un duplice contratto.

Rent to buy: due contratti, due diverse tassazioni
Oggetto delle critiche del notariato è soprattutto la scelta del fisco di considerare il rent to buy come un duplice contratto - uno di affitto e l'altra di compravendita - dando vita in questo modo a una duplice tassazione, considerata eccessiva. Sarebbe stato preferibile, trattare il rent to buy come un tipo contrattuale a sé stante.

Lo sdoppiamento della fattispecie ha, infatti, come conseguenza l'applicazione di una doppia imposta fissa di registro nel caso in cui sia il godimento che la cessione del bene siano soggetti ad iva. Il considerare il rent to buy come una fattispecie contrattuale unica avrebbe invece comportato l'applicazione di una sola imposta fissa di registro.

Tassazione dei canoni pagati in conto vendita
Un altro punto critico riguarda la sorte della tassazione applicata ai canoni pagati in conto vendita, nel caso in cui l'inquilino decida di non esercitare il diritto d'acquisto. mentre per il fisco questi canoni diventano a fondo perduto, per il notariato queste somme dovrebbero essere state soggette a restituzione.

Un altro appunto interessante riguarda, ad esempio, la determinazione dell'imposta di registro da applicare in sede di trasferimento dell'immobile. Secondo il notariato, infatti, oltre a contemplare l'ipotesi di un eventuale rimborso dell'eccedenza, l'agenzia avrebbe dovuto riconoscere che l'imposta applicata agli acconti sia commisurata a quella principale dovuta per il trasferimento, rimborsando in ogni caso l'eccedenza.

Fonte articolo: http://www.idealista.it/news/finanza-personale/fisco/2015/03/18/114765-rent-to-buy-le-critiche-del-notariato-alla-disciplina-fiscale-prevista-dallagenzia

Preliminare del preliminare, la cassazione lo dichiara legittimo

Con la sentenza n. 4628 del 6 marzo la cassazione ha dichiarato legittimo il "preliminare del preliminare", quel contratto con cui i contraenti si obbligano alla stipula di un successivo e ulteriore contratto preliminare. Un cambio di rotta che supera la posizione precedente, in base alla quale non c'era validità.

L’iter della contrattazione immobiliare - Si tratta di una sentenza importante, tanto più considerando il fatto che il "preliminare del preliminare" è una fattispecie assai frequente nella contrattazione immobiliare. Nella maggior parte dei casi, infatti, accade che nella contrattazione immobiliare venga inviata una proposta e si assista alla sua conseguente accettazione, che comporta la conclusione di un primo contratto (contratto preliminare); successivamente le parti si incontrano per la stipula di un contratto preliminare "vero e proprio" e poi avviene la stipula del contratto definitivo (rogito notarile).

Prima della sentenza n. 4628 - Fino a qualche giorno fa, il riferimento normativo era la sentenza n. 8038/2009 della cassazione in base alla quale, nel corso di una trattativa per la compravendita di un immobile, qualora "la proposta irrevocabile di acquisto, seguita dall'accettazione del venditore, preveda che le parti debbano poi concludere un contratto preliminare, prima della conclusione di tale atto, hanno dato vita ad un contratto qualificabile come preliminare del preliminare, del quale deve essere dichiarata la nullità non essendo ravvisabile una causa meritevole di tutela".

Dopo la sentenza n. 4628 - Adesso la cassazione riconosce che il "preliminare del preliminare" può avere una sua propria dignità. secondo la suprema corte deve essere ritenuto "produttivo di effetti l'accordo denominato come preliminare con il quale i contraenti si obblighino alla successiva stipula di un altro contratto preliminare, soltanto qualora emerga la configurabilità dell'interesse delle parti a una formazione progressiva del contratto basata sulla differenziazione dei contenuti negoziali e sia identificabile la più ristretta area del regolamento di interessi coperta dal vincolo negoziale originato dal primo preliminare".

Fonte articolo: http://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2015/03/16/114693-preliminare-del-prelimanare-la-cassazione-lo-dichiara-leggittimo

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