Leonardo Lo Cascio

Riutilizzare un Pallet o Pedana di Legno

pallet

È ormai risaputo che, tramite il metodo del fai da te è possibile realizzare con le proprie mani oggetti originali.

Si possono inoltre riutilizzare cose che stiamo per buttare via, dandogli nuova vita, come ad esempio i cosiddetti pallet, cioè quelle pedane in legno che generalmente si utilizzano nelle attività commerciali per trasportare le merci. Le pedane si possono chiedere tranquillamente a qualche commerciante. 

Occorrente
  • - Pallet;
  • - Vernici;
  • - Carta abrasiva;
  • - Viti;
  • - Chiodi;
  • - Tasselli;
  • Il riutilizzo più comune di una pedana è quello di trasformarla in un tavolino da salotto. In questo caso decidete innanzitutto l'altezza del tavolino; quest'ultimo va realizzato impilando due o tre pallet. Successivamente si devono carteggiare e tinteggiare con dello smalto coprente o con dell'impregnante. I pallet bisogna unirli fra di loro con delle viti oppure con dei chiodi. Si possono inserire delle ruote alla base per rendere versatile il tavolino. Infine si completa il lavoro posizionando una lastra di vetro o di marmo sottile sulla parte superiore. Un altro utilizzo è la riconversione della pedana in piattaia. Per fare ciò come prima cosa pulite un pallet, levigatelo, tinteggiatelo con dell'impregnante e successivamente con della tinta coprente del colore che desiderate. Non appena la pittura si sarà asciugata, è possibile appendere la pedana alla parete, utilizzando dei tasselli.

Se le pedane sono allo stato grezzo si possono utilizzare per la realizzazione di passatoie sui terreni o in giardino. La pedana può essere utile anche se si decide di sistemare le scarpe. In questo caso bisogna pulirla, levigarla, tinteggiarla con dell'impregnante e con una tinta coprente. Il colore che si utilizza si deve abbinare alle pareti della stanza in cui viene posizionata. A questo punto appoggiate il pallet ristrutturato al muro ed infilate nelle fessure le scarpe. In alternativa si possono fissare dei gancetti al legno per appendere le scarpe da ginnastica.

Se invece smontate una parte della pedana e la rimontate in modo opportuno, si possono realizzare veri e propri complementi d'arredo. Tagliando una sezione e creando una base è possibile ricavare una pratica mensola, oppure un capiente portabottiglie. Inoltre si possono evidenziare le venature del legno passando sulla superficie una fiamma e ricoprendo il legno con dell'impregnante trasparente e del protettivo. Infine è possibile tagliare il pallet in due parti, ottenendo due rettangoli da utilizzare come ripiani per un capiente scaffale. I piedi si possono realizzare con quattro robuste assi; queste ultime vanno fissate una ad ogni angolo con viti autoforanti per legno.

Non dimenticare mai:

  • Tagliando una sezione e creando una base è possibile ricavare una pratica mensola, oppure un capiente portabottiglie.
  • QUI SOTTO ALCUNI ESEMPI DI PALLET RIUTILIZZATI.
  • BUON LAVORO

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Cinque idee per moltiplicare la luce nella tua casa

Avere più luce e moltiplicarla nel vostro appartamento è un’operazione che spesso ripaga più di quanto si creda.

Perché quando beneficiamo di più luce, migliorano l’umore e persino gli spazi risultano visivamente più ampi.

Ecco quindi cinque suggerimenti facili e veloci da realizzare si tratta di lavori interni o di sostituzioni, talvolta limitati a singoli ambienti, che si possono attuare anche se non si sta rinnovando l’intera casa.

 

1 - Un inserto in vetro (o vetrocemento) nel tramezzo L’ingresso prende luce dal soggiorno: una porzione della muratura che divide i due ambienti viene sostituita interamente da formelle di vetromattone. Rimane la separazione e si aggiunge comfort visivo all’abitazione, che così migliora già dall’entrata.

2) Porte in vetro Migliorare le condizioni di illuminazione diurna comporta molti vantaggi: la luce incide sulla vivibilità della casa e favorisce il benessere di chi la abita; riduce l’utilizzo di lampade, con conseguente risparmio. Il corridoio “si illumina” grazie alle porte con battente in vetro che lasciano filtrare la luce dalle stanze allo spazio di passaggio. E con una finitura laccata si preserva ugualmente la privacy degli ambienti. In più, grazie agli stipiti Slim l’effetto è accentuato.

3) La pittura che illumina Per fare apparire più luminosi gli ambienti ci vogliono finiture chiare alle pareti e sul soffitto. Ma tale effetto può essere incrementato con prodotti specifici. Esistono, infatti, pitture per interni formulate proprio per produrre riflessi luminescenti. La scelta è tra diversi tipi, anche rasanti e impermeabilizzanti e finiture all’acqua.

4) La finestra con telaio che scompare Incrementare la superficie dell’apertura senza intervenire sul vano: si può fare con il serramento alzante scorrevole che permette di far scomparire il profilo dell’anta. In pratica, una volta che il telaio dell’infisso viene nascosto all’interno della battuta del muro, si ottiene la massima superficie vetrata possibile e nella stanza entra una maggiore quantità di luce.

5) Il muro trasparente Il bagno privo di finestra, come quello che il progetto ricava dall’antibagno, può usufruire invece della luce naturale: la parte superiore dei muri è formata da lastre in vetro trasparente. Una buona soluzione anche quando si divide in due un bagno lungo. Se le dimensioni dell’inserto lo permettono (massimo L 100 x H 80 cm), si può optare per un serramento apribile a ribalta con sistema elettronico.In corrispondenza dei box doccia le lastre di vetrosono fissate e sigillate alla muratura lungo il perimetro.

 

Tratto da https: cosedicasa.com //www.cosedicasa.com/arredamento/consigli-architetto/piu-luce-10-idee-per-moltiplicarla-81329

Presentazione degli impianti elettrici

ELETTRICI

Un impianto elettrico per civile abitazione è definito come l’insieme di tutti i componenti preposti a generare, distribuire e utilizzare la corrente elettrica.

L’impianto elettrico, così come è definito dall’articolo 21 della norma CEI 64-8, è costituito da:

  • - circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori;
  • - circuiti di alimentazione delle prese a spina;
  • - apparecchiature di protezione.

Per soddisfare i requisiti prestazionali di un impianto elettrico si valutano due fondamentali criteri progettuali:

  • - la flessibilità nel tempo: la facilità d’adeguamento dell’installazione alle mutevoli esigenze abitative ed organizzative;
  • - la sicurezza ambientale: intesa come protezione di persone e cose che in qualche modo interagiscono con l’ambiente in piena coerenza con la norma CEI 64-8.

Tutti i materiali e gli apparecchi utilizzati devono rispondere alle norme CEI ed alle tabelle di unificazione CEI-UNEL e devono essere contrassegnati dal marchio IMQ quando è previsto. Devono essere adatti all’ambiente in cui si installano e devono avere caratteristiche tali da resistere alle azioni meccaniche, corrosive e termiche a cui sono sottoposti.

Un adeguato numero di circuiti ed un corretto dimensionamento delle linee e delle protezioni sono caratteristiche essenziali per un impianto elettrico efficiente e sicuro. Una progettazione errata può essere causa di danni gravi o gravissimi a cose e/o persone.

L’impianto elettrico deve essere progettato considerando i seguenti aspetti:

  • - superficie calpestabile dell’abitazione;
  • - carichi elettrici impiegati;
  • - esigenze della committenza;
  • accordi fra committente e progettista.

In base a tali valutazioni si definirà la potenza impegnata.

La CEI 64-8 prevede che il valore minimo della potenza di impiego sia pari a:

  • 3 kW per superfici fino a 75 m²
  • 6 kW oltre i 75 m² anche se il contratto di fornitura può essere stipulato per una potenza inferiore.

Gli accordi fra committenza e progettista sono estremamente importanti. La diffusione di tecnologie come il piano cottura ad induzione, per esempio, può richiedere l’aumento della potenza contrattuale a 4,5 kW.

il dm 37/08 prevede la redazione del progetto elettrico per impianti di:

  • - produzione;
  • - trasformazione;
  • - trasporto;
  • - distribuzione;
  • - utilizzazione dell’energia elettrica;
  • - di protezione contro le scariche atmosferiche; 
  • - di automazione di porte, cancelli e barriere; 

In particolare, per l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento di tali impianti (all’art. 1, comma 2, lettere a), b), c), d), e), g) dm 37/2008) è redatto un progetto. Fatta salva l’osservanza delle normative più rigorose in materia di progettazione, in alcuni casi il progetto è redatto da un professionista iscritto negli albi professionali secondo la specifica competenza tecnica richiesta mentre, negli altri casi, il progetto è redatto, in alternativa, dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice.

I casi in cui è obbligatorio il progetto redatto da professionista per utenze domestiche sono i seguenti:

  • - impianti di potenza superiore ai 6 kW;
  • - superficie superiore ai 400 m²;
  • - impianti elettrici realizzati con lampade fluorescenti a catodo freddo, collegati ad impianti elettrici per i quali è obbligatorio il progetto e in ogni caso per impianti di potenza complessiva maggiore di 1200 VA resa dagli alimentatori; 
  • - ambienti soggetti a normativa specifica del CEI, in caso di locali adibiti ad uso medico o per i quali sussista il pericolo di esplosione o incendio; 
  • - impianti di protezione da scariche atmosferiche in edifici con volume superiore a 200 m³.

Il progetto deve essere realizzato a regola d’arte, ovvero deve essere conforme alle norme di settore.

Il progetto elettrico è composto da:

  • - relazioni descrittive sulla tipologia di impianto e sui materiali; 
  • - tavole grafiche; 
  • - computi metrici;
  • - misure di prevenzione e sicurezza;
  • - capitolati speciali d’appalto.

Tale documentazione si presenta poi allo sportello unico per l’edilizia comunale ed è necessario per il rilascio del relativo titolo abilitativo (permesso di costruire, SCIA, ecc).

In caso di variazioni in corso d’opera il progettista è tenuto ad integrare la documentazione fornita.

Terminati i lavori l’impresa installatrice rilascia la dichiarazione di conformità, realizzata secondo il modello presente negli allegati I e II del dm 37/08 , al committente.

Livelli prestazionali secondo la CEI 64-8

- Livello base;

- Livello standard;

- Livello domotico;

La norma CEI 64-8 stabilisce una classificazione degli impianti elettrici residenziali, prevedendo tre livelli riferiti alle prestazioni impiantistiche del sistema:

  • Livello 1 – livello base, prevede:
  • un numero minimo di punti prese e punti luce distribuiti in modo uniforme in base alla metratura o alla tipologia di vano
  • un numero minimo di circuiti
  • almeno due interruttori differenziali.
  • Livello 2  – livello standard, prevede:
  • un numero maggiore di componenti rispetto al livello precedente
  • l’installazione di un sistema di controllo dei carichi.
  • Livello 3 – livello domotico: l’impianto deve gestire funzioni più complesse (ad esempio controllo delle temperature, rivelazione incendi, controllo remoto, ecc).
  • La scelta del livello prestazionale è stabilita preventivamente dal progettista o viene concordata con il committente. Non si può scendere in ogni caso sotto il livello base (livello 1).

    Di seguito proponiamo una tabella di sintesi relativa ai livelli prestazionali in funzione dei metri quadri e alla dotazione minima da garantire. La superficie considerata è quella calpestabile ed è espressa in m2.

  • Tratto da: http://biblus.acca.it/focus/guida-impianto-elettrico-per-civile-abitazione-parte-1-criteri-generali-e-norme-di-riferimento/

 

Com'è fatto un impianto idraulico?

idraulico
Se ti parlo di rifacimento dell’impianto idraulico di casa tua sai di preciso di cosa stiamo parlando?

L’impianto idraulico è composto da tutti quegli elementi che gestiscono la fornitura e lo smaltimento dell’acqua all’interno di un edificio. L’acqua viene usata nei bagni, nella cucina, nella lavatrice, nella lavastoviglie…ma anche nei termosifoni. Quindi quando parliamo di rifacimento dell’impianto idraulico dobbiamo mettere prima in chiaro a quale parte dell’impianto di gestione dell’acqua ci stiamo riferendo e per farlo devi conoscere, almeno in modo indicativo, quali sono gli elementi principali di un impianto idraulico all’interno di un appartamento.

COM’È FATTO UN IMPIANTO IDRAULICO?

Il punto da cui parte il tuo impianto idraulico è chiaramente il contatore. Nei condomini, fino a qualche anno fa (in realtà fino a parecchi anni fa…), i contatori delle varie utenze venivano installati all’interno dei singoli appartamenti: nelle case potevi trovare una o più nicchie con il contatore dell’Enel, il contatore del gas e il contatore dell’acqua. Casa mia, che si trova in un condominio realizzato tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, è fatta proprio così. Ora invece i fornitori dei servizi richiedono che tutti i contatori vengano raggruppati in appositi “vani contatore” che affacciano direttamente in strada: questo serve per facilitare la manutenzione e il monitoraggio dei consumi.

Quindi il tuo contatore dell’acqua potrebbe essere sia all’interno di casa tua sia insieme a tutti gli altri direttametne sulla strada, dipende da quanto è vecchio l’immobile o se sono state fatte delle modifiche nel tempo. Tutto ciò che è a monte del contatore è di proprietà e competenza del gestore dei servizi idrici del tuo Comune, tutto ciò che è a valle è di proprietà e competenza tua.

 

L’impianto idraulico all’interno di casa tua

Una volta che entra dentro il tuo appartamento l’impianto idraulico è formato da una precisa serie di elementi. Vediamo quali sono i principali che compongono un impianto basilare. Chiaramente a seconda della dimensione del tuo appartamento e della quantità di apparecchi terminali allacciati (sanitari ma non solo…) potrebbe variare.

 

  • Il tubo di adduzione dell’acqua che arriva direttamente dal contatore
  • Una chiave di arresto, o rubinetto generale, che serve per chiudere completamente l’impianto in caso di guasti (gravi)
  • Dal rubinetto solitamente l’impianto si divide in due: un tubo va verso la caldaia per essere scaldata, un secondo tubo va direttamente verso i terminali
  • Dalla caldaia partono generalmente altri due tubi separati: uno del circuito del riscaldamento (che solitamente è chiuso: cioè l’acqua esce calda dalla caldaia e, dopo aver rilasciato il calore nei termosifoni o nei terminali che hai installato in casa, rientra nella caldaia fredda per essere scaldata nuovamente); un secondo tubo invece porta acqua calda diretta verso i terminali
  • L’impianto a questo punto può essere di due tipi: a collettore (attualmente il più diffuso) o a derivazione.
    Negli impianti a collettore ogni singolo apparecchio è collegato ad un collettore che smista l’acqua fredda e calda (ce ne possono essere più di uno in casa…) e, a seconda del tipo di terminale, riceve acqua fredda e calda (per esempio il lavabo riceve entrambe mentre il wc riceve solo la fredda).
    Negli impianti a derivazione i tubi dell’acqua calda e fredda corrono parallelamente sotto il massetto, lungo tutta la casa, a formare una sorta di circuito e man mano che lungo la strada trovano i sanitari vengono fatte delle “derivazioni” per fargli arrivare l’acqua
  • I rubinetti, da cui esce l’acqua, e i sanitari (lavabo, bidet, doccia, etc) che hanno lo scopo di raccogliere l’acqua e convogliarla verso gli scarichi
  • La rete di scarico che convoglia le acque sporche verso i punti di raccolta condominiali

 

Puoi immaginare gli impianti idraulici come delle lunghissime sequenze di tubi e diramazioni il cui unico scopo è renderti disponibile l’acqua per quei pochi centimetri che separano il rubinetto dallo scarico del sanitario. Solitamente nella rete pubblica l’acqua è a una pressione di circa 5-6 bar, mentre all’interno degli appartamenti la pressione dovrebbe essere tra i 3-3,5 bar per evitare scoppi di tubature e rumori.

  • Nonostante questa pressione di partenza superiore a quella ideale, agli ultimi piani di condomini abbastanza alti l’acqua potrebbe arrivare con potenza inferiore. In questo caso, come impianti condominiali, vengono installate delle autoclavi (una o più a seconda del numero di piani), che hanno lo scopo di garantire la stessa pressione a tutti i piani.
    Allo stesso modo non è raro, specialmente nei piani bassi, che la pressione sia eccessiva. In questi casi viene installato, dopo il contatore o il rubinetto generale, un riduttore di pressione che serve proprio a riportare la pressione dell’acqua ai valori ideali.
  • La velocità dell’acqua all’interno dei tubi, strettamente legata alla pressione, dovrebbe essere tra 0,7 e 2,0 metri al secondo. In ogni caso, per non avere rumori spiacevoli, è consigliato non superare mai gli 1,5 metri al secondo.
  • I diametri dei tubi che compongono le reti idrauliche sono misurati in pollici: 1 pollice equivale a 2,54cm.
    I diametri maggiormente utilizzati sono 1/2 pollice, 1 pollice, 2 pollici.
  • I materiali delle tubazioni possono essere di vario tipo.
    – Acciaio zincato: molto resistente ma ormai scarsamente utilizzato
    – Rame: anch’esso molto resistente, di facile e veloce posa anche se necessita di saldatura, ottime prestazioni antibatteriche
    – Materie plastiche (PE, PVC, PP): di veloce posa, leggeri, maneggievoli, garantiscono minori perdite di carico (negli appartamenti sono usati per le reti di scarico)
    – Multistrato: combinano le prestazioni di tutti i precedenti, sono ormai quelli più diffusi per gli impianti idraulici all’interno delle residenze.

 

TRATTO DA: ristrutturazionepratica.it  https://www.ristrutturazionepratica.it/guida-rifacimento-impianto-idraulico/

 

 

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