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Sostenibilità energetica: arriva la vernice che raffredda le superfici

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La risposta allo spreco energetico ed al cambiamento climatico

La novità arriva dritta dallo studio condotto dalla Columbia University e dell'Argonne National Laboratory, negli Stati Uniti.

L’edilizia di nuova generazione, si sa, guarda con interesse a soluzioni alternative, biocompatibili e sostenibili, soprattutto nell’ottica del risparmio energetico. Molte passate sperimentazioni sono ormai già all’ attivo come soluzioni consolidate: l’uso del canapulo (o legno di canapa) ricavato dallo stelo della pianta essiccata, per esempio, è ormai affermato per il suo elevato potere termico ed la perfetta capacità traspirante conferita dalla sua struttura molecolare ad alveare.

Dopo la la vernice termoelettrica (che trasforma la dispersione di calore in elettricità) la sperimentazione statunitense corre nella ricerca di materiali che possano “raffreddare” efficacemente le strutture. Una risposta al cambiamento climatico con il conseguente aumento delle temperature ed alle ormai ricorrenti ondate di calore anomalo.

La vernice che raffredda le superfici è una delle ultime tecnologie messe a punto.

La ricerca, pubblicata su Science, presenta un rivestimento polimerico PDRC esterno ad alte prestazioni con vuoti d'aria su microscala che funge da refrigeratore d'aria spontaneo e può essere fabbricato, tinto e applicato come vernice su tetti, edifici, serbatoi d'acqua, veicoli, persino veicoli spaziali. Il metodo può raffreddare una struttura anche di 6°C al di sotto delle temperature dell’ambiente senza utilizzare alcuna energia ed è basato sul metodo di raffreddamento ad alta intensità energetica è il raffreddamento radiativo passivo diurno (PDRC), un fenomeno in cui una superficie si raffredda spontaneamente riflettendo la luce solare e irradiando calore all'atmosfera più fredda.

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"La natura offre molti modi per il riscaldamento e il raffreddamento, alcuni dei quali sono estremamente noti e ampiamente studiati e altri poco noti. Il raffreddamento radiativo, utilizzando il cielo come un dissipatore di calore, appartiene a quest'ultimo gruppo e il suo potenziale è stato stranamente trascurata dagli scienziati dei materiali fino a pochi anni fa ", ha dichiarato a phys.org il professore di fisica Claes-Göran Granqvist, un pioniere nel campo del raffreddamento radiativo, che tuttavia non è stato coinvolto nello studio. "La pubblicazione di Mandal et al. Sottolinea l'importanza del raffreddamento radiativo e rappresenta un'importante svolta dimostrando che i rivestimenti polimerici gerarchicamente porosi, che possono essere preparati a basso costo e convenientemente, forniscono un eccellente raffreddamento anche alla piena luce del sole."

Il vantaggio nell’utilizzo di questa tipologia di polimero va ricercato certamente nella riduzione del consumo energetico. I comuni metodi di raffreddamento come i condizionatori d'aria consumano quantità significative di energia (più del 10% del consumo energetico globale), richiedono un accesso immediato all'elettricità e sono fortemente dannosi per l’ambiente. Molti apparecchi richiedono infatti refrigeranti che riducono l'ozono con un forte impatto sull’ effetto serra.

"Ora è un momento critico per sviluppare soluzioni promettenti per l'umanità sostenibile", ha dichiarato Yang del team di studio, "quest'anno abbiamo assistito a ondate di calore e temperature da record in Nord America, Europa, Asia e Australia ed è essenziale trovare soluzioni per questa sfida climatica e siamo molto entusiasti di lavorare su questa nuova tecnologia che la affronta ".

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