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Prezzi in rialzo per gli affitti: +2,6% nei primi sei mesi dell'anno

A fronte dei prezzi delle case sostanzialmente fermi, sembra consolidarsi la crescita dei canoni di affitto: dopo un aumento del 2,1% nei primi tre mesi dell’anno, idealista – sulla base degli oltre 69mila annunci in 153 comuni analizzati dal portale immobiliare – registra un ulteriore rincaro del 2,6%.


"È un dato da prendere con cautela visto che la crisi non si può dire certo conclusa", dicono dall’ufficio studi. 

 

In valore assoluto del resto non si tratta di nulla di eclatante, dato che il livello dei canoni torna a "8,8 euro mensili, lo stesso valore dell’anno scorso". Tuttavia il trend negativo potrebbe essere alle spalle.


Per l’affitto del bilocale tipo preso in considerazione (65 metri quadrati) si stima quindi un esborso medio di 572 euro al mese a famiglia, importo che sale a 741 euro nel Lazio, la regione più cara, e arriva a superare il tetto dei mille euro mensili a Milano (1.096 euro al mese).


"A fronte di un'offerta aumentata del 10,5% nella prima metà dell’anno – si legge in una nota – gli appartamenti che “reggono meglio” sono quelli tenuti bene, di dimensioni medio-piccole, in zone strategiche delle città, vicino a università e ospedali. A seconda di come andrà l'economia e la creazione di nuovi posti di lavoro, i prezzi potranno continuare a crescere, ma bisognerà prestare attenzione a ciò che accade con gli affitti a Milano e a Roma, le punte dell'iceberg degli affitti in Italia, la cui crescita ha registrato una battuta d’arresto nell’ultimo trimestre".


Le Regioni con il segno positivo salgono nel secondo trimestre da 13 a 16. E solo tre segnano variazioni negative: Basilicata (-3,7%), Friuli Venezia Giulia (-2,4%) e Veneto (-0,1%). Gli incrementi maggiori si rilevano in Liguria (5%), seguita dal Trentino Alto Adige (4,6%) e Toscana (3,1%), significativo anche il rimbalzo della Campania (3%). I canoni più alti restano quelli del Lazio, seguiti da Lombardia e Toscana. I valori più bassi della Penisola si trovano in Sicilia, Molise e Calabria.


Anche analizzando le province la tendenza positiva continua a espandersi con 52 aree su 77 con il segno più. Da una parte all'altra del ranking troviamo i balzi a due cifre di Savona (13,6%) e Latina (11%), seguite dalla provincia di Bologna (8,4%), anch'essa in forte recupero.
Sul versante delle variazioni negative Agrigento (-11,6%) è la peggiore; la seguono Terni (8%) e L'Aquila (-4,9%). La provincia di Milano (14,8 euro/mq) mantiene inalterati i propri elevati valori, davanti a Roma (12,1 euro/mq) e Firenze (11,6 euro/mq).
Dalla parte opposta, chiudono la graduatoria Reggio Calabria e Caserta con 4,5 euro al metro quadro mensili. Gli affitti turistici sono esclusi dalla misurazione.


Fonte articolo: IlSole24ore.com

Reddito delle famiglie e crediti deteriorati pesano sul rilancio dell'immobiliare

I prezzi del mattone vanno verso la stabilità ma nel 2017 la crescita delle compravendite è più contenuta.


A pesare sono le limitate disponibilità delle famiglie italiane e l’arrivo sul mercato di nuovi immobili legati agli Npl (crediti deteriorati): è quanto emerge dall’ultimo Osservatorio sul mercato immobiliare di Nomisma.  

 

Gli eccessi del passato sono – per Nomisma – il principale ostacolo all’innesco di spinte inflattive. Tra i fattori contenitivi c’è una domanda che tradisce "una diffusa debolezza reddituale": quasi il 40% delle famiglie che intende chiedere un mutuo presenta un reddito familiare netto inferiore a 1.800 euro al mese. Ne viene, per Nomisma, "l’impossibilità di concretizzazione di una quota significativa del mercato potenziale". 


Nomisma ricorda inoltre come i crediti deteriorati rappresentino un elemento di criticità nella tenuta complessiva del Paese. Il processo di dismissione degli Npl non sarà privo di conseguenze rispetto alla percezione di ricchezza dei proprietari. Infatti l’arrivo sul mercato al dettaglio di un’ingente mole di cespiti rivenenti da contenzioso deprimerebbe le prospettive di risalita dei valori immobiliari.

Sul fronte del mercato della proprietà, nel 2016 si è registrata un’impennata delle transazioni del 18,8%, che va così a rafforzare la crescita dei due anni precedenti (+5,9% nel 2015 e +3,5% nel 2014); nel 2016 le compravendite sono state 516.294 per le abitazioni (escluse le pertinenze) e 51.919 per gli immobili destinati alle attività terziarie, commerciali e produttive.
Se si osservano le performance delle sole compravendite residenziali, i mercati urbani più dinamici, a consuntivo del 2016 e del successivo primo trimestre dell’anno in corso, sono Genova e Milano. Sul fronte commerciale si conferma la vivacità di Genova e Milano mentre Bologna manifesta una "lenta ripresa". 


A seguito di un’indagine condotta da Nomisma su un campione rappresentativo di famiglie italiane, si evidenzia un sostanziale livellamento delle intenzioni d’acquisto di abitazioni ai numeri dello scorso anno. L’Istituto bolognese stima per il 2017 un tasso di crescita delle compravendite del +6,2%.


Fonte articolo: LaStampa.it

Oltre 4 miliardi spesi dalle famiglie per efficientare casa; gli interventi più richiesti

Oltre 360mila richieste per l’Ecobonus – la detrazione fiscale del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare – nel solo 2016, per un totale di oltre 3,3 miliardi di euro di investimenti attivati e un risparmio stimato di poco più di 95 ktep/anno. E se si guarda agli ultimi tre anni si arriva a circa un milione di interventi per 9,5 miliardi di investimenti.


Sono i dati relativi resi noti a luglio dal sesto Rapporto annuale dell’Enea.

 

Nel periodo 2014-2016, la quota principale pari a 4,36 miliardi di euro ha riguardato "la sostituzione di 1,9 milioni di serramenti", mentre 1,7 miliardi di euro "sono stati destinati ad oltre 52mila interventi sulle pareti orizzontali ed inclinate".


"I risparmi nel triennio– spiega una nota – sono stati di circa 3.300 GWh/anno, poco più di 0,28 Mtep/anno. Nel 2016 in particolare, i risparmi hanno superato i 1.100 GWh/anno, soprattutto per la sostituzione di serramenti (oltre il 41%) e la coibentazione di solai e pareti (oltre il 26%), tipologie di interventi che, insieme alla riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento dell'intero edificio, hanno il miglior rapporto costo/efficacia".


Risultati che confermano quelli riscontrabili fin dall’attivazione degli incentivi, che rischiano a fine anno di essere pesantemente ridimensionati: "Grazie agli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica (detrazione fiscale del 65%) e per il recupero edilizio (detrazione fiscale attualmente del 50%, ma con aliquote diverse dalla prima introduzione nel 1998), sono stati realizzati oltre 14,2 milioni di interventi, che hanno riguardato il 55% delle famiglie italiane in poco meno di 20 anni. Gli investimenti corrispondenti ammontano a 237 miliardi di euro, di cui 205 miliardi hanno riguardato il recupero edilizio e circa 32 miliardi la riqualificazione energetica".


Tra i risultati elencati dal Rapporto, da segnalare anche il risparmio di 3,5 miliardi di euro di importazioni di petrolio e gas grazie ai minori consumi dal 2005 ad oggi; le oltre 15mila diagnosi energetiche eseguite da oltre 7mila aziende, "un successo raggiunto anche grazie all'aumentata consapevolezza nelle imprese sul fatto che investire in efficienza porta benefici economici rilevanti"; i 5,5 milioni di Titoli di Efficienza Energetica riconosciuti dal Gse, "con un incremento del 10% rispetto al 2015, a cui corrispondono risparmi di energia primaria pari a 1,9 Mtep/anno" (erano circa 1,7 nel 2015); un incremento del 300% delle richieste sul meccanismo del Conto Termico da parte della Pa locale, "soprattutto per interventi integrati e in grado di sfruttare la sinergia con altre possibilità di finanziamento, offerte dai fondi strutturali a livello regionale".


"Il nostro Paese, nel suo complesso, presenta un buon livello di efficienza energetica, soprattutto nel settore industriale, mentre per la PA è necessario un vero salto di qualità", ha dichiarato il presidente dell’Enea Federico Testa che, nell’occasione, ha annunciato la creazione di un’apposita task force operativa “PA-Obiettivo efficienza energetica” con il Gse,proprio per supportare la pubblica amministrazione nella realizzazione di interventi di riqualificazione energetica.
"I consumi degli immobili della Pa risultano più elevati della media nazionale e ciò rende critico il rispetto della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici nel caso di nuove costruzioni o di riqualificazioni importanti (deep renovation), in vigore dal 2019 per gli edifici pubblici", ha spiegato Testa.


Fonte articolo: IlSole24ore.com

 

Affitti brevi: da oggi obbligatorio versare la ritenuta del 21%

La ritenuta sugli affitti brevi da versare per la prima volta oggi lunedì 17 luglio continua a far discutere, anche perché molti intermediari non hanno trattenuto il 21% di imposta sui canoni riscossi e versati ai locatori nel mese di giugno, complice l’arrivo in extremis del provvedimento delle Entrate.


Premesso che i proprietari che si sono visti accreditare il canone senza ritenuta non rischiano sanzioni, vediamo chi paga e chi no.

 

La regola base

La ritenuta è pari al 21% e deve essere applicata sui contratti di locazione breve (durata non superiore a 30 giorni) stipulati da privati che affittano abitazioni al di fuori di attività d'impresa. A dover trattenere l’importo sono gli intermediari – comprese le agenzie immobiliari e i portali online – che mettono in contatto locatori e inquilini, quando riscuotono il canone o intervengono nel pagamento.

Affitti brevi stipulati prima del 1° giugno

Non sono soggetti all’obbligo di ritenuta, anche se i canoni vengono pagati dopo questa data. Ad esempio, un contratto firmato il 20 maggio per la locazione turistica di una casa al mare dal 1° al 20 luglio, non prevede l’applicazione della ritenuta. È un caso comune, soprattutto per le case vacanze, prenotate in genere con largo anticipo. Il contratto si perfeziona con la comune volontà delle parti, documentabile anche con uno scambio di email in cui si precisano i termini dell'accordo, se non ci sono atti registrati alle Entrate con “data certa”.

Contratti stipulati direttamente dal proprietario

Quando il locatore stipula direttamente il contratto e incassa il canone, anche se ha trovato l’inquilino tramite un portale online, non si pone neppure il problema della ritenuta. Se il contratto ha durata non superiore a 30 giorni, il locatore che incassa direttamente il canone opterà eventualmente per la cedolare secca nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2018.

Affitti in cui l’intermediario non incassa i corrispettivi

Anche quando il contratto viene stipulato tramite un intermediario (internet o tradizionale) questi deve effettuare la ritenuta solo se incassa il canone dall’inquilino e lo versano al locatore. Quando l’intermediario non riscuote il canone (che può essere versato direttamente dall’inquilino al proprietario), non c’è obbligo di trattenere nulla.

Contratti di sublocazione

Quando l’inquilino è autorizzato a subaffittare la casa, i corrispettivi dei contratti brevi di sublocazione sono soggetti alla ritenuta, sempre che siano stipulati dal 1° giugno in poi. Attenzione: la vera novità della Manovrina è che i proventi di questi contratti possono essere sottoposti alla cedolare secca sugli affitti (in precedenza generavano “redditi diversi” soggetti a Irpef con aliquote progressive). Lo stesso vale per i corrispettivi dei contratti con cui il comodatario concede la casa a terzi a titolo oneroso.

Contratti con prestazioni accessorie

Secondo la Manovrina, si considerano affitti brevi – e sono soggetti alla ritenuta se stipulati dal 1° giugno – anche i contratti in cui il locatore offre i servizi di pulizia dei locali e fornitura della biancheria. La legge non menziona la somministrazione di alimenti o altri servizi accessori: se vengono offerti, il corrispettivo non è soggetto a ritenuta e, al contempo, non può essere sottoposto a cedolare secca ma va tassato con l’Irpef tra i “redditi diversi” (sempre che il proprietario agisca come privato, altrimenti si configura un reddito d’impresa).

Canoni e commissioni 

La ritenuta deve essere effettuata, dicono le Entrate, sul "corrispettivo lordo derivante dal contratto", cioè sull’ammontare dovuto dal conduttore. Questo significa che l’eventuale commissione pagata all’intermediario non può essere dedotta. Ad esempio, su un canone di 1.000 euro con una commissione di 100 euro, la ritenuta del 21% è pari a 210 euro.

Canoni versati nel mese seguente

La ritenuta deve essere effettuata "all’atto del pagamento", affermano le Entrate. Quindi, nel momento in cui l’intermediario versa il canone al locatore. Dopodiché, va versata "entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata". Ad esempio, per un contratto stipulato il 10 giugno, in cui l’intermediario incassa il canone dall’inquilino il 29 giugno e lo versa al proprietario il 3 luglio, la ritenuta andrà versata all’Erario entro il 16 agosto.

Canoni incassati in parte al check-in

In alcuni casi l’intermediario incassa una certa quota del canone (ad esempio 200 euro su 500) mentre il resto viene riscosso direttamente dal locatore al momento del check-in. Il caso non è menzionato espressamente dal provvedimento delle Entrate, ma in questa ipotesi la ritenuta dovrebbe essere applicata solo su 200 euro, anche se il corrispettivo lordo del contratto è pari a 500 euro. Se così non fosse, potrebbero aversi addirittura casi di ritenute superiori all’importo incassato dall’intermediario. È bene comunque precisare la modalità di pagamento nel contratto.

Contratti di affitto lunghi

Può essere banale ricordarlo, ma la ritenuta si applica solo ai contratti di durata non superiore a 30 giorni. Oltre questa durata, si seguono le regole ordinarie: il contratto va registrato con il modello RLI e il proprietario può scegliere la cedolare secca al momento della registrazione o in una delle annualità successive.

Contratti brevi registrati

Per i contratti di locazione con durata non superiore a 30 giorni, la registrazione alle Entrate è facoltativa. Se però il contratto viene registrato, questo non esclude l’applicazione della ritenuta.


Fonte articolo: IlSole24ore.com

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