News dal franchising

News dal franchising (890)

Quali immobili rendono di più?

Nel corso del 2016 sono saliti i rendimenti di abitazioni e immobili ad uso commerciale (rispettivamente del 5,3 e del 7,6%) mentre sono scesi quelli di uffici e box (6,7 e 4,7%).


Lo rileva l’ultima analisi condotta dall’ufficio studi di idealista, che mette in relazione i prezzi di vendita e affitto delle diverse tipologie immobiliari per calcolare il loro rendimento lordo.

 

Acquistare un immobile di qualsiasi tipologia per metterlo a reddito produce rendimenti superiori a quelli dei Buoni del Tesoro a 10 anni attestatosi all’1,4% nell’anno appena trascorso.

Rendimenti nel residenziale

Tra le città capoluogo italiane, Biella (8,1%) è al top dei rendimenti per quanto riguarda le abitazioni, seguita da Vercelli (8%) e Brindisi (7,8%). Si tratta di città dove i prezzi delle case sono più contenuti rispetto alla media e questo incide positivamente sui rendimenti.


La redditività più alta a livello di grandi centri spetta a Milano (5,9%), dove i rendimenti sono sopra la media nazionale, dopo il rimbalzo dello 0,4% dell’anno appena trascorso; mentre Roma, con un rendimento pari al 5,1%, si colloca poco sotto la media nazionale in compagnia di altri 48 comuni. Nella parte bassa della graduatoria troviamo 10 centri con redditività inferiore al 4%, di questi ben 3 sono in Campania, con Napoli (3,9%), Caserta e Avellino (3,7%), che precedono il fanalino di coda Siena, con il suo 3,6%.

Rendimenti dei locali commerciali (no capannoni)

Il settore retail è il prodotto con i maggiori tassi di rendimento nelle città italiane monitorate, in lieve incremento rispetto al 2015. Nel segmento commerciale i picchi si raggiungono in Toscana, a Grossetto (18,8%) e Firenze (17,5%), seguite da Milano (16,1%%).


A due cifre i ritorni di altre 12 città, da Rimini (13%) a Roma (10%). Tra i capoluoghi di regione ritorni importanti anche a Torino (12%), Bologna  (11,9 %) e Genova (11%). All’opposto le peggiori performance dei negozi si registrano a Caserta (5,9%), Trento (5,4%) e Vercelli (4,8%).


Rendimenti degli uffici

Registra una lieve flessione il settore degli uffici dove Bergamo primeggia garantendo un 7,3% di rendimento lordo, seguita da Catania (6,8%), stabile sopra la media nazionale, e Milano (6,7%) che rimane particolarmente ambita per gli investimenti in uffici. Roma (6,1%), dove i valori di mercato sono i più alti d’Italia con 3.735 euro al metro quadro, e Napoli (5,2%) si segnalano in calo per via della flessione dei canoni d’affitto nel corso del 2016 dovuta all’andamento lento del mercato del lavoro.


Rendimento dei box

I box auto sono il prodotto meno profittevole per gli investitori in quasi tutti i mercati monitorati, con rendimenti lordi comunque nettamente superiori ai buoni a 10 anni,  anche nel “caso limite” di Firenze (1,9%). Delle 11 città monitorate, Monza (5,1%) è la più profittevole, seguita da Trieste e Bologna (4,6%). A Milano (4,4%), Roma (4,3%) e Napoli (3,5%) rendimenti decisamente meno vantaggiosi di un anno fa, segno che, in una situazione d’incertezza economica,  pochi sono disposti a investire per il posto auto così i proprietari hanno dovuto abbassare pretese e i rendimenti sono in calo.


Fonte articolo: Simplybiz.eu/immobiliare-idealista

Donazione ai figli: i problemi di natura fiscale

Accade spesso che un genitore decida di acquistare una casa al proprio figlio. Attenzione però. In questo caso, infatti, si possono presentare problemi di natura fiscale con l’Agenzia delle Entrate e con gli altri eventuali eredi.


Come sottolineato da La legge per tuttiquesti problemi possono emergere anche a distanza di diversi anni. E’ bene dunque che operazioni di questo tipo avvengano nel modo più trasparente possibile.

 

Nel caso della donazione della casa al figlio, l’atto può essere considerato “definitivo” solo dopo un anno. Nei primi 12 mesi, i creditori del genitore possono pignorare l’immobile nonostante esso sia stato già trasferito ed entrato nel patrimonio del figlio.
Per fare ciò, essi dovranno trascrivere il pignoramento nei registri immobiliari entro un anno dall’atto notarile di donazione. Una volta compiuto tale adempimento, il figlio, benché nuovo titolare della casa, può essere espropriato per i debiti del padre.


Per cinque anni ci può essere poi la revocatoria. Dopo il primo anno, infatti, ce ne sono altri quattro in cui la donazione può essere revocata.
Il creditore può intraprendere la cosiddetta azione revocatoria di tutte quelle donazioni o atti di vendita che abbiano leso i suoi interessi e che risultino essere stati compiuti in “malafede”, che è presunta tutte le volte in cui il debitore, all’esito della cessione, rimane senza beni tali da garantire ai suoi creditori un efficace pignoramento e una tutela delle proprie ragioni.
La donazione è revocabile anche se il creditore non ha ancora agito in causa per il recupero del credito o anche se il debitore ha proposto una formale contestazione contro la richiesta di pagamento.


Ma non finisce qui. Se il debito è di natura fiscale per Iva o Irpef e l’importo supera 50mila euro, e nello stesso tempo risulta che il donante non ha altri beni pignorabili, si verifica anche un illecito penale. In questo caso, scatta il reato di sottrazione fraudolenta alle imposte.


Fonte articolo: Idealista.it

 

Domotica: 1 italiano su 4 ha un dispositivo intelligente

L'internet delle cose, cioè gli oggetti connessi alla Rete presenti nelle abitazioni, entra sempre di più anche nelle case degli italiani.


Il giro di affari legato alla smart home in Italia sul 2015), ma soprattutto – secondo la ricerca Smart Home dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano – ha ancora un potenziale di crescita molto elevato.



Secondo il report, il 26% dei consumatori dispone di almeno un oggetto “intelligente”, con sicurezza e gestione energetica che la fanno da padrone. Il 58% ha intenzione di acquistarne in futuro, probabilmente anche in attesa di offerte più complete e accattivanti, dato che, secondo l'indagine effettuata in collaborazione con la Doxa, il 50% dei consumatori ritiene che le tecnologie non siano ancora abbastanza mature e che il 67% teme rischi per la sicurezza dei propri dati personali.
L’82% del mercato è ancora legato alla filiera tradizionale, composta da installatori e distributori di materiale elettrico, ma cresce la quota dei “nuovi” canali come ecommerce e assicurazioni, che insieme rappresentano il 18% del settore (circa 30 milioni di euro).


Un terzo dei prodotti sul mercato sono dedicati alla sicurezza (videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni connessi e sensori di movimento), seguono controllo remoto degli elettrodomestici (10%), gestione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento (8%), monitoraggio dei consumi dei dispositivi elettrici (10%). 

Se oggi il 52% delle soluzioni è offerto da startup, i brand più affermati (Google Home, Amazon Echo, Nest di Apple) stanno aggredendo il mercato e questo secondo i ricercatori del Politecnico "spingerà certamente lo sviluppo della casa connessa, renderà più facile l'interoperabilità tra i vari oggetti (che resta ancora una grande barriera) e sarà fondamentale per aumentare la fiducia dei consumatori".


"Verso la casa connessa oggi si muovono grandi player globali, startup, retailer, produttori, assicurazioni, utility e operatori delle telecomunicazioni. Per aprire davvero la porta all'innovazione – dice Angela Tumino, direttore dell'Osservatorio Internet of Things – è fondamentale offrire nuovi servizi ai consumatori: quelli più elementari come l'installazione, ancora indispensabile per una fetta importante della popolazione, e quelli evoluti che possano convincere gli utenti ancora scettici sul valore di una casa connessa".


"Le applicazioni smart home consentono di raccogliere moltissimi dati sul funzionamento dei dispositivi connessi e sul comportamento delle persone nell'abitazione: questo sarà uno degli aspetti cruciali per lo sviluppo del mercato, anche se le strategie per la valorizzazione dei dati sono ancora poco definite dalle aziende – aggiunge il ricercatore Giulio Salvadori – ed è fondamentale prestare molta attenzione alla tutela della privacy e della sicurezza, perché i consumatori sono tendenzialmente restii a condividere i propri dati, a meno di ricevere in cambio vantaggi concreti".


Fonte articolo: IlSole24Ore.com

La riqualificazione immobiliare è oggi il futuro

In Italia non si edificano più nuove case, mentre lo stock residenziale italiano è vetusto perché costruito, per la maggior parte, prima del 1990.


Cambiano la domanda e la richiesta da parte di affitta o compra casa, mentre rimangono vuoti o inutilizzati milioni di metri quadri in tutta Italia

 

Ma se a prima vista queste possono sembrare difficoltà critiche, dall'altra parte rappresentano un'enorme opportunità.
Secondo il “Primo Rapporto sul recupero edilizio in Italia”, realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con Paspartu Italy e presentato a Milano, in Italia il 62,2% degli immobili è stato costruito prima del 1990 (il 30,1 per cento addirittura prima del 1970). Un patrimonio superato, energivoro, spesso inadeguato a rispondere alla domanda che si è venuta a creare in questi anni. D'altro canto esistono sul mercato almeno 147 milioni di metri quadrati di immobili vuoti e pronti ad essere venduti, in contrasto con quei 123 milioni di metri quadrati inadatti e tutti da ristrutturare.


Con questo quadro risulta evidente come il recupero del patrimonio immobiliare possa rappresentare oggi una delle migliori opportunità per tutto il settore: un mercato potenziale di 50 miliardi di euro. “Dobbiamo creare un nuovo mercato”, spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari. “E questo ruolo può essere ricoperto dalla ristrutturazione del patrimonio esistente. Interventi che possono realizzare case più comode, più fruibili, più belle. Non possiamo più consumare territorio, per questo dobbiamo intervenire sui palazzi, non solo sui singoli appartamenti”.


Il mattone pare non essere più il bene rifugio, soprattutto per le nuove generazioni. L'acquisto della casa non è più una priorità, sia per le mutate condizioni economiche dei cosiddetti Millenials (generazioni che vanno circa dai 25 ai 40 anni), più povere rispetto alle generazioni precedenti, sia a causa di un cambiamento negli stili di vita. Sharing economy, sostenibilità ambientale, precarietà lavorativa hanno cambiato profondamente la domanda: ora la casa deve essere tecnologicamente avanzata, sicura, pensata per il risparmio energetico e l'utilizzo di materiali naturali, o comunque salubri. “È necessario cominciare a progettare considerando la corretta localizzazione ed orientamento, l'ermeticità della costruzione ma anche il controllo della ventilazione, con apparecchi e sistemi di energia rinnovabile”, si legge nel rapporto.


“Oggi si chiede una casa online, efficiente, salubre”, spiega Gaetano Coraggio, chief executive officer di Paspartu. “Le nostre case dovranno assomigliare sempre più a delle automobili, customizzabili e da revisionare negli anni, per mantenerle efficienti. L'imperativo è quello di puntare verso la rigenerazione urbana”.
In uno scenario dove il 19% delle compravendite, con punte del 25 per cento a Napoli, riguarda case da ristrutturare, il recupero edilizio è oggi il futuro dell'edilizia italiana e del mercato. 


Fonte articolo: Idealista.it

Acquistare casa dal costruttore: le agevolazioni e gli accorgimenti



Il 2017 sta portando in dote segnali di ripresa anche sul fronte degli immobili acquistati “su carta”, direttamente dal costruttore.


Il Governo ha prorogato per tutto l’anno il dimezzamento dell’Iva (sconto detraibile dall’Irpef in 10 rate annuali) a favore di chi acquista un’abitazione nuova in classe energetica A o B. 

 

E anche la domanda sembra tornare: secondo un’elaborazione di Tecnocasa, nel secondo semestre 2016 le abitazioni nuove avevano raggiunto il 22% del totale delle transazioni (+4% rispetto al 2015), con punte del 23,5% negli “'hinterland” e del 17,1% nelle grandi città.


Migliora la qualità dell’offerta 

"A livello di volumi il mercato delle nuove costruzioni però si assottiglia", ragiona Marco Dettori, presidente Assimpredil-Ance delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza. I dati dell’associazione, a livello nazionale, prevedono nel 2017 un calo dell’1,6% degli investimenti residenziali. "A Milano città negli anni del boom – continua Dettori – si facevano anche 6-7.000 abitazioni l’anno. Oggi siamo a non più di 2.500". Ed è calato anche il numero dei costruttori: circa 100mila sono usciti dal mercato rispetto ai 630mila del 2008.


"Però la qualità dell'offerta è migliorata. Un appartamento con dieci anni di età viene considerato ancora semi nuovo, ma è indietro anni luce rispetto a una classe A o B di oggi, grazie a soluzioni più moderne in fatto di coibentazione, serramenti, recupero del calore, domotica".


Gli accorgimenti 

Ma quali sono i rischi e gli accorgimenti da seguire quando si acquista “sulla carta”? Informazioni preliminari e cautela negli acconti sono le parole chiave. "È bene partire leggendo con attenzione il capitolato, per comprendere il più possibile le metodologie costruttive e la classe energetica. Ed è opportuno chiedere informazioni dettagliate sui costi di gestione e di riscaldamento", consiglia Paolo Righi, presidente dell’associazione degli agenti immobiliari Fiaip.
Occorre poi informarsi sull’impresa. Ad esempio, verificando tramite una visura camerale se ha anni di attività alle spalle, o chiedendo agli agenti di zona quali altri edifici abbia già costruito e commercializzato.


Quanto ai pagamenti, l’iter tipico prevede una caparra confirmatoria del 10% del prezzo pattuito da versare per bloccare l’immobile. Poi si possono concordare altre tranche in specifici punti di avanzamento dei lavori (da scrivere sul contratto preliminare) lasciando il saldo (in genere almeno il 20%) al rogito. "L’atto di acquisto coincide con la consegna dell’alloggio. Ma molte imprese concedono di abitare la casa già in un periodo precedente, ad esempio un paio di mesi, così l’acquirente verificare eventuali difetti da sanare prima della conclusione del contratto. Un’opportunità che è bene farsi accordare", continua Righi.

IL NODO DELLE GARANZIE

E le garanzie? Purtroppo si tratta di un capitolo dolente. La legge (Dlgs 112/2005) obbliga il costruttore a consegnare una fideiussione all’acquirente nel momento del preliminare di compravendita: questa serve da garanzia in caso di fallimento, amministrazione straordinaria, concordato preventivo o liquidazione coatta. Nei fatti, però, la maggior parte delle trattative avviene senza questo elemento. Tanto è vero che la norma obbligherebbe a inserire, nel preliminare, gli estremi della fideiussione. Ma in caso di omissione, non sono previste sanzioni per l’impresa, se non l’annullabilità del contratto su richiesta dell’acquirente. Che però, se non chiede da subito la fideiussione, spesso si trova nella paradossale situazione di dover decidere se chiedere l’annullamento a un impresa in fallimento e a cui ha versato già molto denaro.


"In effetti c’è ancora molto da lavorare su questo aspetto. Non ci sono controlli e tanti imprenditori edili non rispettano la norma", ammette Dettori di Ance. "Purtroppo anche i costruttori che vogliono essere onesti – aggiunge Righi – faticano ad adempiere all’obbligo, perché in pochi possiedono le garanzie richieste dalla banca, per emettere la fideiussione". Questa viene rilasciata sul valore di vendita e segue un iter totalmente slegato dall’analisi creditizia condotta sull’impresa per concedere il mutuo utilizzato ai fini dell’avvio del cantiere. "Senza un accordo ampio tra Governo, Ance e Abi che la renda davvero praticabile – conclude Righi – questa norma non troverà mai applicazione diffusa".


Fonte articolo: IlSole24ore.com

Ristrutturare casa ne aumenta il valore medio del 10,7%

A gennaio 2017 il 13,4% dei cittadini ha dichiarato di essere intenzionato ad effettuare lavori di manutenzione straordinaria dell’abitazione nei successivi dodici mesi.


Il 3,3% lo ritiene certo ed il 10,1% lo ritiene probabile: correggendo quest’ultima quota del campione con una probabilità del 50%, si stima che l’8,4% dei consumatori è orientata ad effettuare manutenzione straordinaria dell’abitazione.

 

Nei primi undici mesi del 2016 la spesa sostenuta da incentivi per le ristrutturazioni è cresciuta del 13,9%, dopo la flessione osservata nello stesso periodo del 2015 (-14,0%). Sulla base di questo trend, si stima per il 2016 una spesa incentivata pari a 28.207 milioni di euro con un aumento di 3.439 milioni rispetto al 2015.


Sulla domanda nelle costruzioni stanno agendo positivamente le politiche di incentivazione degli interventi per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico che - anche grazie all’azione di Confartigianato - sono state recentemente confermate e prorogate dalla Legge di Bilancio 2017.
I dati arrivano da ANAEPA-Confartigianato Edilizia, che ha analizzato l’andamento del settore delle costruzioni nel 2016, anno di entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti pubblici.

I trend del settore delle costruzioni

Prosegue la risalita della fiducia delle imprese di costruzione: a febbraio 2017 l’indice di fiducia è invariato rispetto al mese precedente e superiore del 3,9% rispetto allo stesso mese del 2016. Tuttavia, la produzione registra ancora una flessione, seppur limitata: -0,3% al netto degli effetti di calendario, pur segnando il migliore risultato dal 2007.


Già oggi il 19% delle compravendite (con punte del 25% a Napoli) riguarda case da ristrutturare. Il numero aumenta esponenzialmente se si considerano anche le unità immobiliari abitate dello stock che avrebbero ugualmente bisogno di manutenzione straordinaria, per un investimento stimato in 50 miliardi di euro.
 
È quanto emerge dal primo "Rapporto sul recupero edilizio in Italia", presentato ieri a Milano da Scenari Immobiliari e realizzato in collaborazione con Paspartu Italy. “Il recupero del patrimonio residenziale è il futuro dell’edilizia italiana e del mercato immobiliare”, ha dichiarato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, in apertura del convegno.

I vantaggi della ristrutturazione edilizia

Recuperare il patrimonio immobiliare comporta un miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti, risparmi energetici e anche bellezza della casa. Ma è anche un investimento. Una casa più bella e più funzionale vale di più, e per una società di proprietari come quella italiana, aumentare il valore di un immobile è una mossa strategica significativa.


Ciò che non può mancare è l’efficientamento della parte impiantistica, che deve essere a norma e tecnologicamente evoluta al massimo delle possibilità. Di uguale importanza è la sicurezza dell’immobile, munito di allarme, specie nelle grandi città, la predisposizione per l’installazione di climatizzatori d’aria e una connessione wi-fi, così che anche il confort non venga da meno.


Il rapporto presenta un capitolo dedicato proprio al plusvalore ottenibile dalla ristrutturazione. Si parte dai quartieri semicentrali delle principali città italiane dove il mercato risulta più dinamico, prendendo come standard un appartamento di 60 mq secondo i prezzi rilevati a febbraio 2017. Sono contrapposte due tipologie di immobili: quello da ristrutturare e quello ristrutturato di qualità assimilabile al nuovo.


Gli interventi stimati riguardano operazioni di demolizione, rimozione e costruzione dei tramezzi, intonaci e rasature, pavimenti e rivestimenti, opere da imbianchino, opere da idraulico, impianto di riscaldamento, impianto elettrico, assistenze murarie, condizionamento dell’aria, infissi e fornitura materiali. 
Si calcola che il plusvalore (cioè l’incremento percentuale del valore di un’abitazione compresi i costi di ristrutturazione) può raggiungere anche il 35% del prezzo dell’immobile in determinate zone.
 

Il plusvalore generato da una ristrutturazione

La media dei 104 capoluoghi di provincia italiani, considerati nella loro fascia semicentrale, registra un plusvalore del 10,7% e un guadagno netto di 14mila euro, considerando un costo di ristrutturazione medio di 31mila euro e uno sconto del 31%. In questo modo il prezzo medio di un’abitazione da ristrutturare si attesta su 100mila euro, mentre quello di una ristrutturata registra un valore di 145mila euro.


Nella top ten dei capoluoghi italiani per il plusvalore ottenuto al termine del processo di ristrutturazione di un immobile si collocano Roma, Venezia, Firenze, Napoli, Bari, Milano, Bologna, Brescia, Catania e Genova, con valori che vanno dal 20% di Roma al 12% circa di Genova.


Il guadagno medio in euro a Roma si attesta a 71mila euro. A Venezia il guadagno è di 50mila euro e il plusvalore del 18%: qui un appartamento da ristrutturare vale 220mila euro, mentre uno ristrutturato ne costa oltre 304mila. Napoli registra 144mila euro come prezzo medio per un immobile da ristrutturare, con una spesa per i lavori di 30mila euro, generando un plusvalore del 17,8% rispetto al prezzo finale, con un guadagno di 31mila euro sul prezzo di un appartamento già ristrutturato.
A Milano si guadagnano 44mila euro dall’acquisto di una casa da ristrutturare con le successive spese di riammodernamento, cioè circa il 17% di 257mila euro di spesa totali per un investimento del genere. Rispetto al ristrutturato, che costa in media 300mila euro, infatti, si ottiene uno sconto del 27% circa, se si preferisce un immobile da riqualificare e, anche se vanno aggiunti i costi dei lavori, il grado di personalizzazione finale apporta un valore aggiunto. A Firenze, come a Venezia, il costo medio di ristrutturazione è pari a 34mila euro, ma qui un appartamento da ristrutturare è scontato del 28%, un punto in più rispetto al capoluogo veneto.
 

Chi ha ristrutturato nel 2016 con i bonus fiscali

Le domande presentate nel 2016 per lo sfruttamento delle agevolazioni per la ristrutturazione edilizia si attestano a circa 1,4 milioni, mentre quelle per la riqualificazione energetica risultano essere oltre 300mila.
 A scegliere la soluzione della ristrutturazione edilizia sono soprattutto gli under35, per oltre il 30% del totale d’interventi, mentre l’età media sale in maniera inversamente proporzionale al numero di ristrutturazioni richieste.
Tra i principali capoluoghi in Italia, Napoli è la città con il maggior numero di immobili in vendita che necessitano interventi di ristrutturazione, seguita da Roma, Milano e Torino.
 

Il nuovo Codice Appalti ha rallentato la produzione edilizia

Con elevata probabilità il trend della produzione dell’edilizia si sarebbe collocato in territorio positivo se non si fossero registrate le incertezze e rallentamenti nelle procedure derivanti dalla adozione dal 19 aprile del 2016 del nuovo Codice degli appalti.
L’analisi dei report dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) evidenzia che tra il 19 aprile ed il 30 giugno 2016 gli appalti di lavori pubblici hanno registrato, rispetto allo stesso periodo del 2015, un calo del 52,5% in termini di numerosità e del 61,8% in termini di importo.


Nel periodo antecedente l’introduzione del nuovo Codice degli Appalti (1 gennaio 2016-18 aprile 2016) il calo era del 33% e questo intensificarsi della flessione, in gran parte riconducibile a problemi applicativi della normativa, vale 1.128 milioni di euro di minori lavori pubblici in appalto in soli 72 giorni.
 

Il decreto correttivo al Codice Appalti

Sono in cantiere modifiche al Codice: recentemente l’ANAC ha segnalato a Governo e Parlamento modifiche condivise e promosse anche da ANAEPA-Confartigianato Edilizia in merito agli organismi di attestazione, al rating di impresa ed al rating di legalità come criterio premiale per la valutazione delle offerte.
 
Le complessità della nuova normativa si inserisce in un contesto in cui è evidente che “….la struttura della domanda non sia particolarmente favorevole alla partecipazione delle piccole e medie imprese (PMI) al mercato degli appalti pubblici” (Relazione annuale ANAC, pag. 171).


Fonte articolo: 1. Edilportale.com, 2. Edilportale.com

Immobiliare 2016: record di oltre 1 milione di transazioni

Terzo anno consecutivo in positivo per il mercato italiano del mattone che fa registrare una crescita a doppia cifra, superando il milione di immobili compravenduti: un risultato che non veniva raggiunto dal 2011.


Con un incremento del 16,4% degli scambi nell'ultimo trimestre dell'anno, il 2016 chiude infatti con un +18,4%, cioè oltre 1 milione transazioni (1,141 milioni).

 

Nell'anno appena trascorso, l'incremento piu' alto ha interessato il settore produttivo (+22,1%), seguito dalle pertinenze (+19,2%), dal residenziale (+18,9%), dal commerciale (+16,6%) e dal terziario (+12,5%). 


Tra le grandi citta' il mercato delle abitazioni e' stato particolarmente vivace a Torino, che incrementa le compravendite del 26,4% rispetto al 2015, a Bologna (+23,7%), Genova (+22,9%) e Milano (+21,9%).
E' il quadro che emerge dalla Nota dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate pubblicata oggi, che fornisce un'analisi dell'andamento del mattone nel IV trimestre del 2016 e fornisce una sintesi dell'intero anno appena trascorso.  


Per quanto riguarda i prezzi degli immobili residenziali in offerta sul mercato, tra le città metropolitane registrano il segno positivo solo Milano (+2,6%) e Bologna (+1,7%), soffrono invece Napoli, Firenze, Genova e in modo più contenuto, Roma e Palermo.


Sul fronte della domanda (+7,7% a livello nazionale), nei primi due mesi dell'anno cresce in tutti i capoluoghi di provincia.
Con riferimento alle sole città metropolitane, sempre nei primi due mesi, la più "dinamica" risulta Milano (+8,3%). Seguono Bologna (+7,5%), Napoli (+6,6%), Roma (+6,5%), Torino (+5,5%), Firenze (+5,5%), Genova (+5,4%) e Palermo (+5,2%).


Fonte articolo: Repubblica.it

Sondaggio fra Agenti Immobiliari: migliorano gli incarichi e le prospettive

Gli agenti immobiliari attendono ancora flessioni dei prezzi, dopo che anche la fine del 2106 è stata all'insegna di un lieve ma costante ridimensionamento delle quotazioni.


La domanda di case rimane comunque in aumento mentre diminuisce la differenza tra il prezzo richiesto e quello effettivamente pagato alla fine della trattativa.

 

Di conseguenza è in aumento la quota di operatori ottimisti sulle prospettive del settore, che in termini di transazioni sta già dando buoni riscontri come dimostra l'ultimo dato ufficiale sulle compravendite nel terzo trimestre 2016 fornito dall'agenzia delle Entrate (+17,4%), che mercoledì 1° marzo diffonderà i dati relativi all'intero anno.


I MUTUI

Ripresa del mercato per cui è fondamentale il ruolo dei mutui, che sostengono quasi l'80% degli acquisti effettuati tramite agenzia. Sono le principali evidenze del sondaggio congiunturale della Banca d'Italia sul mercato delle abitazioni in Italia, condotto tra il 27 dicembre 2016 e il 27 gennaio 2017 presso 1.507 agenzie immobiliari.
La quota di acquisti finanziati con mutuo ipotecario è intorno all'80 per cento, mentre il rapporto tra ammontare del prestito e valore dell'immobile si è attestato al 75,5%.


I PREZZI DI VENDITA

Più nel dettaglio, relativamente ai prezzi, la nota Bankitalia sottolinea come "il saldo fra le percentuali di risposte che indicano prezzi di vendita in aumento e quelle che li indicano in diminuzione è rimasto negativo, ma ha continuato a ridursi, soprattutto a seguito della contrazione della quota di agenti che segnala una flessione. Questa tendenza, in atto dall'inizio del 2015, ha riflesso la dinamica delle aree non urbane – in particolare del Nord e del Mezzogiorno – e non metropolitane".


Il margine medio di sconto sui prezzi di vendita rispetto alle richieste iniziali del venditore si è ridotto dal 13% all'11,6%, "riflettendo in particolare il calo registrato nelle regioni settentrionali; rispetto a un anno fa, la flessione è pari a 2,6 punti". I tempi di vendita si sono ridotti di circa un mese "senza apprezzabili distinzioni territoriali".


IL LAVORO DEGLI AGENTI IMMOBILIARI

Sono in generale miglioramento gli indicatori che misurano lo stato di salute del lavoro degli intermediari: la quota di agenzie che ha venduto almeno un'abitazione è aumentata per il secondo trimestre consecutivo (dal 72,9% all'80,6%), e di conseguenza il saldo tra le percentuali di risposte che indicano aumento e diminuzione delle giacenze di incarichi a vendere è diventato negativo per la prima volta dal 2009, anno d'inizio della rilevazione (-4 da 0,7 punti percentuali). 

Anche il saldo delle risposte relative ai nuovi mandati è migliorato, "quasi esclusivamente – nota Bankitalia –per la minore incidenza di agenzie che segnalano una riduzione" (soprattutto nelle aree urbane e metropolitane).


Le aspettative degli agenti restano orientate all'ottimismo. Secondo il sondaggio, infatti, "le prospettive sull'evoluzione a breve del mercato immobiliare nazionale sono nettamente migliorate rispetto allo scorso trimestre: lo scostamento tra la quota che attende un miglioramento e quella che prevede un peggioramento è più che raddoppiato (17,0 da 8,1 punti percentuali), riflettendo il maggiore ottimismo degli agenti operanti nelle regioni settentrionali. In un orizzonte di medio termine, le prospettive di miglioramento continuano a prevalere su quelle di peggioramento".


Fonte articolo: IlSole24Ore

I Millennials preferiscono l'affitto


I Millennials e l’abitazione, un rapporto difficile che raramente diventa definitivo.


Le nuove generazioni devono oggi fare i conti con una vita itinerante, spesso alla ricerca di un lavoro fisso, che li porta anche lontano dalla città d’origine. Non solo. 

Secondo un report elaborato da Doxa, i Millennials (o Generazione Y, coloro che sono nati tra il 1980 ed il 2000) si emancipano più tardi rispetto alle precedenti generazioni.

Meno della metà ha lasciato il tetto famigliare

Solo il 44% degli under 35 sono usciti di casa nel 2016. E appena il 26% di chi vive ancora con mamma e papà prevede di farlo nel 2017. Le ragazze sembrano più determinate a conquistare il proprio spazio rispetto ai ragazzi: il 51% di esse dichiara di essere uscita di casa rispetto a un 38% della popolazione maschile.
Il matrimonio costituisce sempre meno motivo di uscita dal tetto familiare, perchè aumentano le convivenze, lo studio e il lavoro.


Sotto il profilo immobiliare la differenza dalle generazioni precedente si riassume tutta nell’aumento dell’affitto rispetto all’acquisto. E’ questa la tendenza più rilevante, che ha spinto anche molti investitori immobiliari ad analizzare il fenomeno e a cercare di cavalcarlo. In Italia ancora senza effetti concreti. La stessa divisione immobiliare di Cassa depositivi e prestiti sta analizzando l’opportunità di convertire in appartamenti da affittare a studenti e giovani in generale alcuni degli immobili di proprietà.

I 2/3 degli intervistati che sono usciti di casa vanno ad abitare in case in affitto

Più della metà del campione (54%) che mette in cima ai criteri di scelta il prezzo di acquisto o il canone di affitto. Viaggiando con maggiore frequenza ed essendo più abituati a condividere (come il car sharing), i Millennials sono disponibili a vivere in affitto e a condividere l’appartamento, pronti a spostarsi in un’altra città se trovano un lavoro migliore.


Ma a decretare la preferenza per la locazione rispetto alla proprietà sono anche le condizioni economiche. “Nella scelta dell’abitazione prevale l’aspetto economico, perchè le condizioni delle famiglie sono peggiorate nell’ultimo decennio di crisi - dicono da Idealista -. I giovani italiani sembrano consapevoli dell’importanza di emanciparisi presto, ma la società non li agevola, dal momento che instabilità lavorativa da un lato e alti canoni di locazione dall’altro rendono quello della casa tutta per se un vero e proprio sogno”. E spesso per motivi economici non riescono ad approfittare dei tassi di interesse sui mutui, oggi ai minimi storici. Non avendo uno stipendio fisso su cui contare, pagare la rata ogni mesi sul mutuo diventa un’utopia.


Da qui nasce quindi l’esigenza di un’offerta di abitazioni in locazione a canone calmierato che permetta ai giovani di entrare con meno difficoltà nel mondo immobiliare. Di solito tra la decisione di andare via di casa e concretizzare la scelta trascorrono in media sei mesi. Solo il 6% dei giovani si sposta di poco e resta nello stesso stabile dove vivono i genitori.

La difficoltà della separazione

Nel 60% dei casi la stanza del figlio nella casa della famiglia d’origine resta cristallizzata anche quando questi se ne va. Per il resto viene destinanta a svariati utilizzi como stanza degli ospiti (10%), viene occupata da un’altra persona di famiglia (8%), viene utilizzata come studio/biblioteca/sala tv (6%), stanza degli hobby (5%) o cabina armadio (3%). 


Fonte articolo: IlSole24ore.com

Milleproroghe è legge: tutti gli incentivi su casa ed edilizia

Aula della Camera dei deputati ha stamane approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del Milleproroghe 2017 (decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, recante “Proroga e definizione di termini. Proroga del termine per l'esercizio di deleghe legislative”).


Il testo che ora è legge non è stato ulteriormente modificato rispetto alla versione licenziata nei giorni scorsi dal Senato.

 

Riepiloghiamo i principali rinvii su casa ed edilizia contenuti nella legge (fonte: dossier dei servizi studi di Camera e Senato).


RINNOVABILI TERMICHE NEI NUOVI EDIFICI, SLITTA AL 2018 L'AUMENTO DAL 35% AL 50% DELL'OBIETTIVO

Per quanto riguarda gli edifici di nuova costruzione e le grandi ristrutturazioni, viene spostato in avanti il termine entro il quale le fonti rinnovabili, possono limitarsi a coprire il 35 per cento del fabbisogno energetico legato al riscaldamento, al raffrescamento e alla produzione di acqua calda sanitaria. L’aumento dal 35% al 50% dell’obbligo di rinnovabili termiche slitta dal 31 dicembre 2016, come stabilito dal Dlgs 28 del 2011, al 31 dicembre 2017.


CONTABILIZZAZIONE DEL CALORE NEI CONDOMINI, OBBLIGO PROROGATO DI 6 MESI

Il Milleproroghe 2017 dispone il rinvio al 30 giugno 2017 del termine - precedentemente fissato al 31 dicembre 2016 - entro il quale nei condominii occorre installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore, previa verifica che tale installazione determini efficienza di costi e risparmio energetico.


REINTRODOTTO PER IL 2017 IL TAGLIO IVA AL 50% PER CASE AD ALTA EFFICIENZA ENERGETICA

Prorogata a tutto il 2017 la riduzione al 50% dell’Iva per l’acquisto di case ad alta efficienza energetica. L’incentivo era scaduto lo scorso 31 dicembre.


INCENTIVI A PROGETTI DI EFFICIENZA ENERGETICA

È introdotto un comma aggiuntivo di proroga annuale in tema di incentivi ai progetti di efficienza energetica di grandi dimensioni, non inferiori a 35.000 TEP/anno, il cui periodo di riconoscimento dei certificati bianchi terminava entro il 2014. La loro proroga, fissata sino al 31 dicembre 2016, avviene a fronte di progetti definiti dallo stesso proponente e concretamente avviati entro il 31 dicembre 2016: tale termine è ora spostato al 31 dicembre 2017.


CONTRIBUTO FONDO INDENNIZZO PER ACQUIRENTI DI IMMOBILI

Viene esteso da 15 a 25 anni (a decorrere dal 2005) il periodo massimo per il quale è dovuto il contributo obbligatorio in favore del Fondo per il soddisfacimento delle richieste di indennizzo presentate dagli acquirenti di immobili da costruire danneggiati nei loro diritti patrimoniali. Tale contributo è posto a carico dei costruttori tenuti all'obbligo di procurare il rilascio e di provvedere alla consegna della fideiussione prevista dalla legge.


EDILIZIA SCOLASTICA, SLITTA AL 2018 IL TERMINE DEL PAGAMENTO DELLE RISTRUTTURAZIONI

Relativamente all’edilizia scolastica, viene consentito ai Comuni di utilizzare le risorse stanziate per interventi di ristrutturazione e di spostare il pagamento dei lavori fino al 31 dicembre 2017. La proroga si rende necessaria, in quanto gli enti locali hanno potuto aggiudicare le gare per l’esecuzione dei lavori solo entro il 29 febbraio 2016 con conseguente ritardo sugli interventi di risanamento degli edifici.


UTILIZZO DEI PROVENTI DELLE CONCESSIONI EDILIZIE

Una modifica al comma 737 dell'art. 1 della legge di stabilità 2016 (L. 208/2015) proroga fino al 2019 la possibilità di utilizzare integralmente i proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, per spese di manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio comunale, nonché per spese di progettazione delle opere pubbliche.


Fonte articolo: Casaeclima.com

Qual è il tipo di immobile più comprato dagli italiani?

La discesa dei prezzi delle case registrata negli ultimi anni ha dato la possibilità di poter acquistare - ovviamente a parità di budget - case più grandi.


Nonostante la crisi non abbia certo colpito solo le quotazioni immobiliari, ma anche naturalmente i redditi e le prospettive di guadagni futuri, sembra che chi comunque si sia trovato nella condizione di poter comprare un immobile abbia scelto di optare per una casa più grande anziché risparmiare. 

 

Almeno così sembra analizzando alcuni dati sulla domanda abitativa diffusi da Tecnocasa. L’Ufficio Studi del network immobiliare ha infatti analizzato le tipologie immobiliari richieste dai potenziali acquirenti nelle grandi città, sottolineando come "dal 2013 in poi si nota una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli come monolocali e bilocali. Al contrario, si segnala un aumento per i tagli più ampi, dal trilocale in poi".
Più nello specifico, la richiesta di bilocali dal 30,2% dell'inizio 2013 è scesa al 22,9% del 2016, mentre il trilocale è passato dal 35,6 al 40,6% e i tagli più grandi dal 30,2% al 32,9%.


È vero però anche che, come emerge da altri dati diffusi sempre da Tecnocasa, il budget di spesa è comunque diminuito. Ma se la fascia più bassa (fino a 119mila euro) sale dal 15,9% al 24,6%, la disponibilità di spesa mediana (da 170mila a 249mila euro, verosimilmente quella per i trilocali) subisce solo un piccolo aggiustamento dal 24,1% al 22,3% (sempre tra il 2013 e il 2016).


Anche se non si può non considerare la larga fetta di mercato cosiddetto di sostituzione (costituito cioè da chi in questi anni ha approfittato del calo delle quotazioni per passare a un'abitazione più grande) e ,dall’altro lato, la drastica diminuzione degli acqusiti da investimento (che tipicamente si concentrano su tagli più piccoli perché più “affittabili”) , il graduale spostarsi della domanda a tagli più ampi è un fenomeno che conferma quanto importante per gli italiani sia la casa di proprietà, che "ha portato tante giovani coppie – nota Tecnocasa – ad acquistare da subito il trilocale, saltando il classico primo step nel bilocale".


Fonte articolo: IlSole24ore.com

L'asilo in casa: le norme per poterlo aprire

Non è facile trovare posto in un asilo nido, lo sanno bene i neo genitori che devono tornare al lavoro e sono alle prese con liste d’attesa e spese impreviste.


Una soluzione può essere rivolgersi a qualche «collega genitore» che apre un asilo in casa, Tagesmutter (madre di giorno), come lo chiamano in Germania dove lo hanno inventato.

Non a caso in italia si è diffuso proprio dal Trentino Alto Adige. Immobiliare.it traccia le linee guida per disegnare la casa perfetta per avviare un nido in famiglia, a prova di bambino e a norma di legge: consigli utili sia per chi intende iniziare l’attività nel proprio immobile, sia per chi si appresta a cercarne uno sul mercato. 

1. La normativa sui nidi in casa viene stabilita da ogni singola Regione italiana, anche se esistono delle regole comuni e valide in tutto il Paese. Il primo suggerimento, prima di approcciarsi alla ricerca di un immobile ex novo, è quella di consultare bandi e norme della propria Regione di appartenenza. Questo anche in virtù della possibilità di accedere a speciali bandi, sovvenzionati da fondi europei, per la ristrutturazione e la riorganizzazione degli spazi di un immobile da adibire a nido in casa. 

2. Non esistono restrizioni sulla forma contrattuale in cui la Tagesmutter occupa l’appartamento. Per definizione il nido in casa viene aperto nell’appartamento in cui si vive stabilmente, sia che si tratti di un immobile di proprietà sia che lo si abbia in locazione o comodato d’uso. Previ accordi e scritture private è possibile iniziare un’attività anche nei locali condominiali comuni, purché siano conformi alle regole regionali.  

3. Il numero di bambini ammessi presso un asilo in casa varia a seconda delle Regioni: mediamente a ogni educatrice possono essere affidati dai 4 ai 5 bambini, che arrivano, ad esempio, a 10 in Abruzzo. La cosa fondamentale, nell’ottica di una casa a norma, è quella che ad ogni bambino corrispondano 4 metri quadrati in un ambiente lontano dagli spazi abitativi e ben separato dalla cucina. Ai piccoli deve essere garantita la massima libertà di gattonare o camminare senza incorrere in pericoli. In alcune regioni è previsto anche l’obbligo di disporre di spazi esterni. 

4. Gli ambienti interni devono essere sempre puliti, areati e luminosi. Per fare un esempio, in Trentino Alto Adige non è possibile avviare un nido in casa nei seminterrati. 

5. È necessario possedere la dichiarazione di abitabilità dell’immobile e avere degli impianti elettrici, idrici e del gas a norma, certificati e la cui manutenzione ordinaria sia dimostrabile e documentata. Tutte le prese di corrente negli ambienti riservati ai bambini devono essere coperte con gli appositi dispositivi presenti sul mercato.  

6. Prima di avviare qualsiasi tipo di procedura finalizzata all’apertura di un nido in casa, è necessario verificare il proprio regolamento condominiale, qualora si viva in un palazzo. In alcuni casi infatti è vietato il passaggio di persone in quantità superiori alla norma per non disturbare gli altri inquilini. 

7. L’arredamento va pensato in maniera funzionale ai più piccoli: tavoli, mensole e altri complementi devono essere dotati di paraspigoli. Bando a mobilio riciclato per risparmiare, meglio investire in nuovi elementi che siano idonei alla sicurezza degli infanti. Sarebbe consigliabile rivestire le pareti dell’area bambini con pannelli morbidi che attutiscano gli urti. Si deve disporre di una cucina in cui preparare le pappe, ma che rimanga ben lontana dall’area gioco. 

8. La casa necessita di uno spazio adibito a zona riposo con lettini: questa può essere realizzata sia all’interno dell’area gioco, sia in un ambiente separato. Nell’ottica del benessere dei bambini la seconda opzione è la migliore, permettendo loro di riposare anche mentre gli altri giocano. 

9. Nascendo come attività da svolgere in casa propria, non è necessario che un nido in casa abbia un bagno separato da quello che si utilizza regolarmente in famiglia. È però importante che sia dotato di un fasciatoio.  

10. Capitolo tasse: le imposte previste per la casa, sia essa di proprietà o in locazione, vengono calcolate come un’abitazione comune, non essendo quella delle Tagesmutter valutata come attività commerciale fonte di reddito. 


Fonte articolo: LaStampa.it

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