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APE elettronico: a Genova è già realtà

Libretto d’impianto e Attestazione di prestazione energetica già coordinati, online e sempre disponibili per controlli degli enti pubblici e dei notai in caso di vendita. Risparmiando sulla realizzazione della documentazione.


La proposta viene da Genova (dove già è stata concretizzata) e si ispira al principio di molte applicazioni della sharing economy, dell’economia della condivisione: è possibile realizzare tutto questo coi servizi nelle case in condominio, nel rispetto della privacy di ciascun edificio, per il bene comune più importante, la sicurezza, di chi nell’edificio vive.

L’uso della nuova applicazione è realizzato da un contratto normativo, il Catasto sinergico, implementato nel portale www.catastoenergetico.org. Il manutentore dell’impianto di riscaldamento vi compila in formato elettronico, in modo guidato e controllato, il libretto d’impianto. Il condominio verifica il servizio reso, le manutenzioni operate, la corrispondenza alle norme della gestione, i consumi realizzati; ha una possibilità in più per evitare che siano applicate le eventuali sanzioni successive alle visite ispettive delle varie Arpa regionali. E realizza così la compilazione di quella parte del registro di anagrafica condominiale relativa alla sicurezza delle parti comuni dell’edificio.
Il progettista che deve realizzare l’Ape dell’appartamento da vendere o affittare ha i dati già per lui disponibili e vi immette i dati dell’Ape realizzato, già conforme ai nuovi decreti interministeriali che prevendono che Ape e libretto d’impianto siano accoppiati. E quando si realizzano riqualificazioni energetiche le nuove informazioni sono coordinate, disponibili a tutti gli attori, seppur nel rispetto della privacy di ciascuno.


L’ente pubblico che deve realizzare la raccolta dei dati nei suoi archivi, sempre “vivi”, basta che renda disponibile un’interfaccia aperta di scambio, in formato XML, come le regole sugli open data della Pa impongono e la sincronizzazione è pressoché automatica. La georeferenziazione delle prestazioni energetiche degli edifici diventa una mappa che individua dove e come le sovvenzioni pubbliche sarebbero meglio investite a vantaggio dell’ambiente.


Ma in ogni applicazione in cui i dati sono centralizzati il rischio è che il soggetto che li detiene diventi prevalente nel rapporto contrattuale proprio in forza del numero rilevante dei suoi contatti. L’alternativa in genere è configurare la rete in modo “peer to peer”. Quando questo non è possibile si può costruire un’autority, che possa vincolare il soggetto che detiene i dati a realizzare modifiche, nuovi servizi, nell’interesse degli utenti e dell’ente pubblico. Per questo al portale web è stato affiancato un contratto normativo, richiamato dai contratti individuali che i manutentori degli impianti stipulano con i condomini. Può essere sottoscritto da qualsiasi associazione, senza barriera alcuna all’ingresso, che condivida gli scopi di tutela ambientale e di efficientamento del sistema.


L’authority è la Consulta interassociativa così costituita e decide cosa implementare nel servizio, a chi destinare per scopi di promozione culturale di tutela dell’ambiente e di promozione sociale una quota dei proventi realizzati sino a poter recedere dal contratto nel caso la software house che ha realizzato il portale non vi adempia, con obbligo, in tal caso, di restituire i dati ai contraenti per un nuovo rapporto contrattuale verso un altro soggetto. 
E tutto questo si sostiene con quanto già si spende per la compilazione del libretto d’impianto in ragione dell’applicazione della nuove normative in vigore dal 1° ottobre 2014. Nessun costo in più ma vantaggi per tutti. Economia della condivisione appunto.


Il contratto normativo è stato sottoscritto a Genova: primi firmatari Anaci Genova, Fondazione Muvita controllata dalla Città Metropolitana di Genova, le associazioni locali dei manutentori degli impianti di riscaldamento. La Regione Liguria sta realizzando il proprio catasto degli impianti di riscaldamento con interfaccia Aperta in modo da permettere lo scambio integrato. I servizi del portale saranno gratuiti per tutti gli edifici pubblici. Parte degli introiti sarà destinata alla promozione della cultura ambientale sul territorio secondo le indicazioni che le associazioni aderenti democraticamente adotteranno.  


Fonte articolo: ilsole24ore, quotidiano web

Il calendario con le scadenze dell'immobiliare

L’appuntamento da segnare con la matita rossa sul calendario è quello di mercoledì 16 dicembre, data entro la quale va pagato il saldo di Imu e Tasi. 


Certo, la local tax promette di esentare le prime case, i terreni agricoli e i macchinari “imbullunati” ai capannoni, ma se ne parlerà solo dall’anno prossimo ed è scontato che da qui al varo della legge di stabilità il tema sarà al centro delle cronache tributarie (e non solo). 

Nel frattempo, continuano a a valere le regole già collaudate l’anno scorso: dopo aver pagato l’acconto dello scorso 16 giugno in base alle delibere comunali approvate per il 2014, i contribuenti dovranno controllare sul sito ufficiale del dipartimento delle Finanze (www.finanze.it) le decisioni votate dai consigli comunali per quest’anno d’imposta e andare a conguaglio tenendo conto di eventuali rincari.


Dopo la corsa degli anni scorsi, molti Comuni hanno esaurito i margini per aumentare le aliquote, arrivando al limite del 3,3 per mille con la Tasi sull’abitazione principale o a quello dell’11,4 per mille con la somma di Imu e Tasi sugli altri immobili. Il riscontro con le delibere, comunque, è importante, per verificare innanzitutto se la Tasi va pagata solo sulla prima casa o anche sugli altri immobili, oltre che per controllare l’importo minimo al di sotto del quale non è dovuto il versamento: la normativa nazionale fissa l’asticella a 12 euro, ma molti Comuni l’hanno abbassata per poter riscuotere anche le quote della Tasi a carico degli inquilini o l’Imu sui piccoli terreni agricoli. 


Proprio per i terreni c’è un’altra scadenza intermedia da non perdere di vista: entro il 30 ottobre si può pagare l’acconto dell’Imu su questi immobili senza sanzioni né interessi. È una dilazione importante dopo il caos verificatosi tra la fine del 2014 e l’inizio di quest’anno, che potrebbe aver disorientato o messo in difficoltà alcuni contribuenti che hanno scoperto solo all’ultimo di dover pagare. Tra l’altro, la perdita dell’esenzione per i terreni agricoli va correttamente indicata anche in dichiarazione dei redditi, perché il cosiddetto effetto sostitutivo dell’Imu fa sì che l’imposta immobiliare escluda l’applicazione dell’Irpef sul reddito dominicale.


Un calendario variabile, infine, è quello della Tari sui rifiuti, che si paga secondo le scadenze decise a livello locale. La comodità, in questo caso, è che quasi tutti i Comuni inviano a domicilio i bollettini precompilati. Ma c’è anche chi, come Milano, sceglie di comunicare con i contribuenti solo via fax.


Fonte articolo: ilsole24ore, vetrina web.

Boom dei mutui per Abi; e le compravendite?

È di queste ore la nota dell’ABI – associazione che riunisce circa l’80% delle banche operanti nel nostro Paese – che attesta che nei primi sette mesi dell’anno in corso il complesso dei mutui concessi alle famiglie italiane è stato pari a 26,6 miliardi di euro, cifra pari all’82% in più di quanto erogato nel 2014 (14,6 miliardi).


Un numero enorme, questo, che però non implica certo un aumento delle compravendite immobiliari: dobbiamo innanzitutto ricordare l’importanza rivestita dalle surroghe nell’ultimo anno. La sostituzione di un mutuo in corso con un altro a tassi più vantaggiosi è stata una pratica molto comune di questi mesi, più richiesta dagli italiani dei tradizionali mutui prima casa.

 

  • I numeri dell'Abi. 
    L'ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2015 è superiore sia al dato dello stesso periodo del 2013, quando si attestarono a 11,383 miliardi, sia al valore dei primi sette mesi del 2012 (13,045 miliardi). I mutui a tasso variabile rappresentano, nei primi sette mesi del 2015, il 49,4% delle nuove erogazioni complessive; nei mesi più recenti sono in forte incremento i mutui a tasso fisso che hanno superato a luglio 2015 il 60% delle nuove erogazioni, erano meno del 20% dodici mesi prima.

  • Con riferimento specifico ai mutui alle famiglie per l'acquisto delle abitazioni, i dati che si riferiscono al periodo gennaio-luglio del 2015 evidenziano la forte ripresa del mercato dei finanziamenti. Nel periodo l'ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 26,603 miliardi di euro rispetto ai 14,605 miliardi dello stesso periodo del 2014. L'incremento su base annua è quindi dell'82,2%.

  • A luglio 2015 il totale dei finanziamenti in essere a famiglie e imprese ha presentato una variazione prossima allo zero (-0,1%) nei confronti di luglio 2014, stesso valore del mese precedente e migliore rispetto al -4,5% di novembre 2013, quando aveva raggiunto il picco negativo. Per i prestiti bancari a famiglie e imprese lo scorso luglio è stato il miglior risultato da aprile 2012.

 

Le compravendite.

Numeri, questi, che però non implicano un aumento delle compravendite immobiliari, visto che nel corso del nel I trimestre 2015 le convenzioni notarili diminuiscono del 3,6% in un anno (Fonte Istat). Dobbiamo infatti ricordare l'importanza rivestita dalle surroghe nell’ultimo anno. La sostituzione di un mutuo in corso con un altro a tassi più vantaggiosi è stata una pratica molto comune di questi mesi, più richiesta dagli italiani dei tradizionali mutui prima casa.


Oltre a questo fenomeno, dobbiamo ricordare come il 2015 sia contraddistinto, per ciò che concerne i mutui, da un abbassamento dei tassi di interesse applicati ai finanziamenti, tanto per i fissi quanto per i variabili. Se Euribor ed Eurirs ai minimi storici hanno ridotto i tassi, la principale conseguenza è stata una maggiore possibilità dei mutuatari di ambire a percentuali più elevate del valore dell’immobile. Sono aumentati, mediamente, i cosiddetti loan to value, cosa che ha permesso alle banche di erogare, complessivamente, importi più elevati.


Quindi tanti mutui sono il frutto di consolidamento debiti, ricalcolo rate, allungamento del periodo di dilaziona mento, passaggi da tasso variabile a tasso fisso. Quel che è certo è che siamo tornati ai livelli del 2011, ma per risalire, anche in questo aspetto, ai dati pre-crisi la strada è molto lunga.


Fonti articolo: http://news.immobiliare.it/mutui-dallabi-segnali-confortanti-23803;
http://www.intelligonews.it/articoli/28-agosto-2015/29802/boom-di-mutui-c-il-trucco
 

Abolizione tasse sulla casa: necessaria Riforma del Catasto

Se a fornire 3,4 miliardi di gettito Tasi sono 19,8 milioni di abitazioni principali e altri 12 ,9 milioni di relative pertinenze accatastate a parte (come box e cantine) non resta molto da spremere. L’esenzione dell’abitazione principale, come ai tempi dell’Ici, rappresenta certo una parte marginale di quell’enorme massa di denaro che viene dal mattone (43 miliardi secondo le stime di Confedilizia, 42,1 secondo le Entrate, comprendendo anche imposte di registro e catastali e tutte le altre) ma interessa un numero incredibilmente alto di persone: considerando le famiglie nel loro complesso, almeno 50 milioni di cittadini ne trarrebbero un beneficio diretto.


Naturalmente c’è il rischio che quanto lo Stato dà con la mano destra lo riprenda poi con la sinistra: se gli italiani che vivono in affitto sono circa 10 milioni (di cui 2,5 in case di proprietà pubblica e 1,1 in proprietà di società immobiliari), una parte cospicua abita in 2,7 milioni di case di proprietà di persone fisiche. L’ipotesi che i Comuni abbassino l’Imu sulle case affittate, che già ora si realizza assai di rado, sparirà del tutto se saranno i municipi a dover pareggiare i conti con la scomparsa della Tasi sulla prima casa. 


I conti, quindi, sono presto fatti: tolte le abitazioni principali (proprietà di chi le occupa) e quelle affittate, ci sono quasi 5 milioni di seconde case (non affittate) possedute da persone fisiche, che è ragionevole supporre siano quasi tutte proprietarie anche della loro abitazione principale.
Quindi, se la scelta sarà quella di recuperare gettito puntando sulle seconde case, per 5 milioni di famiglie (il 25% del “popolo” delle abitazioni principali) scatterà un prelievo aggiuntivo che rischia di pesare molto più del bonus prima casa. 


In questo contesto si inserisce il rebus della Riforma del Catasto; ma anche la pavidità del Governo nell’affrontare la questione della legge delega, che ormai si sta avviando alla decadenza; e le sperequazioni determinate dal sistema delle “tariffe d’estimo”, risalente al 1939, che resteranno ancora per chissà quanto tempo. Di fronte alla levata di scudi contro l’attribuzione di valori di mercato su quali calcolare le imposte, Palazzo Chigi ha preferito evitare di trovare una formula seria per assicurare l’invarianza di gettito (del resto assai difficile da garantire).


Quindi rimarremo con case che però, avendo la ventura di trovarsi in Comuni diversi, scontano imposte diversissime e del tutto incongrue con i valori reali. Una casa di categoria A2 (“civile”) di 100 metri quadrati nel centro di Torino oggi ha un «valore patrimoniale», per calcolare Tasi e Imu, di 304mila euro (mentre sul mercato reale ne vale circa 200-220mila). Un’abitazione del tutto analoga nel centro di Genova vale 237mila euro per il fisco ma 120mila per il mercato.


Con questi numeri non vale la pena di dedicare troppo tempo alla questione delle abitazioni principali “di lusso” (attualmente meno di 40mila, con un gettito Imu di 91 milioni): è vero che i proprietari pagano un’imposta molto elevata, in media sui 2.500 euro, ma il problema delle classificazioni catastali inadeguate è più che mai presente. Si pensi solo alla città di Genova, dove si trovano 4.185 case «signorili» (categoria A/1), l’11% del totale italiano, il doppio di Milano e il 40% in più che a Roma. O al caso di Bologna dove palazzi e castelli sono 379 (il 15% di tutta Italia) , il decuplo di Firenze e quasi il quadruplo di Roma. 


Le sperequazioni, quindi, sono alla base del problema, anche quando si parla di seconde case. Ma pure gli immobili d’impresa, sono a rischio di rialzi, benché da essi provenga una fetta cospicua del gettito Imu e Tasi: le "persone non fisiche" possiedono il 37,8% dei 5,1 milioni di unità immobiliari non residenziali, che però rappresenta il 71% del valore fiscale. Il che vuol dire che puntare su un inasprimento delle imposte per quelle tipologie immobiliari graverebbe in modo assai maggiore sulle imprese che sulle persone fisiche. Quindi, anche in questo caso, se scompare la tassa sugli “imbullonati” a farne le spese per pareggiare i conti potrebbero essere sempre le imprese. 


Fonte articolo: ilsole24ore.com, vetrinaweb

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