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Lo Spread

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Cos’è lo spread e perché è così importante?

La parola spread significa proprio questo: divario. In senso strettamente tecnico lo spread è la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani a 10 anni (i Btp) e i Bund tedeschi (Buoni del Tesoro).

Si usa a metro di riferimento la Germania perché attualmente è lo Stato economicamente più solido in Europa, tanto è vero che non ha bisogno di prestiti per finanziare la propria spesa pubblica (anzi, per i soldi investiti in Bund, non sono previsti interessi). Maggiore è il tasso di interesse dei titoli di Stato italiano, più alto è lo spread. Si tratta di un dato negativo e allarmante perché costringe lo Stato italiano a spendere più di quello che incassa. 

Per comprendere meglio cos’è lo spread è opportuno fare un passo indietro e chiarire il concetto di Buoni del Tesoro.

buoni del tesoro (comunemente noti con le sigle Bot, Btp, Cct) sono dei titoli che l’investitore acquista dallo Stato italiano a fronte dei quali riceve un tasso di interesse annuo. Sono, in buona sostanza, dei prestiti richiesti a cittadini, banche, Stati stranieri e istituzioni. Si tratta, né più né meno, di una forma di investimento che però è caratterizzato da una remunerazione più bassa rispetto a quella riconosciuta dalle obbligazioni di società private per via del fatto che il “rischio” è ridotto.

Ma perché mai lo Stato deve obbligarsi con gli investitori e chiedere dei prestiti? La riposta è semplice: per finanziare l’annuale spesa pubblica. Ogni Stato, compresa l’Italia, programma le proprie uscite sulla base delle entrate che verosimilmente riceverà attraverso imposte e tributi. Ciò viene eseguito con due atti: il Def (documento di programmazione economica e finanziaria) e la legge di bilancio.

Gli introiti che lo Stato riceve dalle imposte sui redditi e da quelle sull’acquisto di beni tassati (imposte indirette) servono per pagare i dipendenti della pubblica amministrazione (magistrati, forze dell’ordine, pubblici dipendenti), le pensioni, la sanità, la difesa, ecc.

Come tutte le buone famiglie, una nazione dovrebbe spendere tanto quanto incassa. Lo Stato italiano, invece, come molti altri Stati sociali poco attenti ai conti di casa propria, spende più di quello che guadagna. In particolare, la spesa annua del nostro Paese supera del 30% l’incassato. Non disponendo di tali risorse, l’erario chiede prestiti ai privati e alle istituzioni. Si indebita, in buona sostanza, così come fa un consumatore che accede a una finanziaria. A fronte di tali prestiti, lo Stato rilascia dei certificati che si chiamano appunto certificati del tesoro.

Quando lo Stato mette all’asta i propri certificati del tesoro non sempre riesce a piazzarli tutti: una percentuale rimane quasi sempre invenduta. Dunque, poiché la spesa è rigida, per finanziarsi, lo Stato spinge le banche ad acquistare la differenza di buoni non sottoscritti.

Può succedere che l’affidabilità dello Stato e la sua solvibilità calino. L’investimento in buoni del tesoro diventa quindi più rischioso. A questo punto, per attrarre gli investitori e invogliarli ad acquistare i nostri titoli, lo Stato è obbligato ad alzarne il rendimento, ossia il saggio di interesse (anche del doppio e del triplo rispetto ai tempi normali). Ecco allora cosa significa che lo spread si alza: aumenta il saggio degli interessi dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi. Il che non significa che investire nello Stato italiano è più conveniente, ma al contrario è più rischioso. E ciò porta l’Italia a indebitarsi ulteriormente per pagare di più gli investitori.

Il rendimento dei titoli di Stato è un ottima cartina di tornasole che serve a indicare la salute dell’economia di un Paese: più il sistema è solido, meno i titoli sono rischiosi e offrono quindi agli investitori rendimenti più bassi.

In altre parole, lo spread tra i BTP italiani e i Bund tedeschi indica quanto sia più rischioso prestare i soldi all’Italia rispetto alla Germania, considerata particolarmente affidabile grazie all’eccezionale solidità della sua economia.

Dunque quando lo spread sale significa che i tassi di interesse dei titoli di Stato italiani crescono rispetto a quelli tedeschi. Ciò vuol dire che rendono di più per l’investitore. Ma se rendono di più è perché il nostro Paese è stato costretto ad alzare gli interessi rispetto alla Germania per invogliare gli investitori ad acquistare le proprie obbligazioni in un momento in cui altrimenti non lo farebbero per via di un’economia poco solida e sicura. Aumentare la remunerazione dei titoli di Stato significa quindi spingere la gente o le società ad acquistare i Btp che altrimenti non sarebbero stati acquistati alle aste. Quando lo spread sale, lo Stato italiano si indebita di più perché, avendo promesso tassi di interesse superiore per i propri titoli, è ora costretto a pagarli e, quindi, a indebitarsi ulteriormente. Debito chiama debito. Il paradosso è che tanto più l’Italia sta male economicamente, tanto minore è la fiducia degli investitori, tanto più è necessario alzare il rendimento dei Btp e quindi promettere remunerazioni alte. Il che implica anche dover alzare lo spread. Se lo spread sale, il debito pubblico italiano cresce perché aumenta l’indebitamento verso chi ha acquistato i nostri titoli di Stato.

Quali sono gli effetti di uno spread alto per i cittadini?

Una cosa è dire che lo spread è alto, un’altra è vedere la propria retribuzione diminuire. Come può influire lo spread sugli stipendi e sulla ricchezza dei cittadini? Molto semplice. Lo scopriremo qui di seguito.

Innanzitutto se lo Stato si indebita deve trovare il modo di coprire il buco di bilancio, visti gli obblighi con l’Unione Europea che ci impongono di non superare un certo deficit. Questo significa che la politica economica del Paese deve diventare più rigorosa. In termini pratici è facile aspettarsi:

 

  • aumento delle tasse
  • nuove imposte;
  • riduzione della spesa pubblica tramite azzeramento di benefici fiscali, minori assunzioni di dipendenti pubblici, tagli alla spesa pubblica (sanità, welfare, ecc.).

 

Non è tutto: lo spread alto può far rincarare anche le bollette di luce e gas e la rata del mutuo. E in generale potrebbero esserci ripercussioni anche su altri settori a tariffa regolata, come l’acqua.

L’Arera – così si chiama oggi l’Autorità dell’energia, delle reti dell’ambiente – aggiorna periodicamente il livello di remunerazione degli investimenti effettuati dalle società del settore. È il cosiddetto Wacc, sigla che sta per Weighted average cost of capital: denaro che viene garantito a chi gestisce servizi regolati per ripagare infrastrutture come gasdotti, stoccaggi di metano, reti elettriche o il servizio di rigassificazione del gas liquefatto. Questi investimenti, secondo la legge, sono pagati dagli utenti finali, in pratica da cittadini e imprese che consumano energia.  In bolletta il Wacc, moltiplicato per il Rab (Regulatory asset base o Capitale investito regolatorio), finisce nella voce «Spese per il trasporto e la gestione del contatore», che pesa per il 15-20% del conto da pagare. A titolo di esempio, nell’aggiornamento tariffario del 1° luglio scorso questa voce era il 19,14% della bolletta elettrica e il 17,12% della fattura del gas di un consumatore domestico tipo. Ebbene il “rischio Paese” dato da uno spread alto può influire sul Wacc: quando questa voce dovrà essere aggiornata nelle bollette, l’Arera è costretta a prevedere un importo più elevato. Il che significa che le famiglie pagheranno tariffe più alte per luce, gas ed acqua.

Un altro effetto dello spread alto può riguardare i nostri conti correnti e le rate dei mutui. Le banche sono tra i principali finanziatori dello Stato. Significa che acquistano periodicamente un gran numero di Btp. Chiaramente se l’Italia dovesse indebitarsi troppo non riuscirebbe a restituire i capitali agli istituti di creditori finanziatori e questi entrerebbero in crisi, non potendo a loro volta restituire ai correntisti i soldi depositati sul conto. Si avrebbe una situazione simile a quella della Grecia. A questo scenario catastrofico però si aggiunge uno molto più probabile. Quando le banche intravedono un rischio per i loro investimenti, sono giustamente portate – come qualsiasi altro imprenditore – a cercare maggiore liquidità per evitare il default. Il che le spinge ad aumentare gli interessi dei mutui e di tutti i servizi erogati. Chi ha un prestito a tasso variabile pagherà di più. Chi ancora lo deve sottoscrivere troverà meno conveniente il finanziamento rispetto a qualche anno prima.

Insomma, con uno spread alto tutto costa di più: dalle tasse, alle bollette, al mutuo.

 

tratto da https://www.laleggepertutti.it/210628_cose-lo-spread https://www.laleggepertutti.it/234090_che-succede-se-sale-lo-spread

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