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Fumi del vicino

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Si possono chiedere i danni per fumi che provengono dal barbecue o dalla canna fumaria? Esiste un limite di tollerabilità che non si può superare.

Il tuo vicino di casa ha montato una canna fumaria a pochi metri dalla tua finestra. Le esalazioni arrivano fin dentro casa tua e non ti è più possibile aprire la finestra.Inutili sono stati i tentativi di trovare un accordo bonario: lui non ne vuole sapere; sostiene di non avere altre soluzioni per far passare i tubi lontano dalla tua proprietà. Dal canto tuo non puoi neanche pensare di vivere per sempre con i vetri sbarrati o di rassegnarti a respirare aria tossica. Così hai deciso di ricorrere a un avvocato

«Il fumo del vicino mi entra in casa! Cosa posso fare?»

Non sempre è possibile rispettare le distanze minime in condominio. La natura dell’edificio, a volte, non lascia spazio sufficiente tra i vari appartamenti collocati in senso verticale o orizzontale. Il che significa, da un lato, che non si può impedire ai singoli condomini di posizionare tubi sulla facciata dell’edificio; dall’altro lato, laddove la struttura del palazzo non lo consenta, è possibile derogare le distanze minime. 

Per le canne fumarie però il discorso è diverso per via del pericolo che le relative esalazioni possono comportare per la salute umana. Secondo la Cassazione (Cass. sent. n. 13449/2016), esiste una “presunzione di pericolosità” che impone la costruzione delle stesse a una distanza di sicurezza dai vicini. Questa distanza è fissata dai regolamenti comunali (di solito è di 1 metro 1,5 metri). In mancanza di regolamentazioni locali bisogna rispettare le distanze necessarie a preservare la proprietà del vicino da ogni danno alla salubrità e sicurezza (Art. 890 cod. civ.). 

«Chi – dice la Corte – presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, vuole fabbricare forni, camini, magazzini di sale, stalle e simili, o vuol collocare materie umide o esplodenti o in altro modo nocive, ovvero impiantare macchinari, per i quali può sorgere pericolo di danni, deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza». 

Se c’è una distanza fissata dal regolamento comunale questa è inderogabile. Non si può cioè posizionare la canna fumaria a distanza inferiore. Se invece manca tale normativa, allora bisogna valutare caso per caso, potendosi anche arrivare a meno di un metro e mezzo. Spetta però a chi realizza la tubatura dimostrare che la stessa non è pericolosa per i vicini ossia che, mediante opportuni accorgimenti, può ovviarsi al pericolo o al danno.

In ogni caso il fumo non può comunque essere indirizzato in corrispondenza delle altrui finestre o balconi. Se dovesse, in tale ipotesi, superare la «normale tollerabilità», c’è la possibilità di adire il giudice e condannare il vicino a posizionare meglio il tubo. Il che peraltro è scritto nel codice civile (Art. 844 cod. civ.): il proprietario non può impedire le immissioni di fumo o calore, le esalazioni e i rumori provenienti dal vicino se non superano la «normale tollerabilità». Si tratta di un criterio variabile che  viene valutato in base alla singola situazione.

In ogni caso non è necessario il consenso del condominio per installare l’obbligatoria canna fumaria (o sistema alternativo) sul muro comune nel rispetto delle norme interne ed europee sulle distanze per evitare immissioni nocive ai vicini (Tar Marche sent. n. 648/17, Tar Lazio sent. n. 8735/17).

La disciplina della lotta alle immissioni nocive è ripartita tra Stato e Regioni. Ai Comuni è concesso il potere di regolamentare (regolamenti igienico-sanitario, di edilizia, urbanistico, commerciale ecc.) questi vincoli nel rispetto dei principi di diritto (Cons. Stato sent. n. 3262/09.) e le norme tecniche, uniformi per tutta l’UE, sono cogenti se recepite in leggi e regolamenti, come nel nostro ordinamento.

In linea di massima, si deve rispettare una distanza di almeno un metro oltre il colmo dei tetti, parapetti, ostacoli o strutture distanti almeno 10 metri (legge numero 90 del 2013, norme regionali, comunali ecc.): questo criterio deve essere inteso in modo funzionale per evitare paradossi come pretendere un’altezza superiore rispetto al più alto grattacielo confinante (TAR Calabria 432/14; Lazio 12712/16; Cons. Stato 4558/16, 1/15 e C. Cost. 113/15).

In ogni caso la canna fumaria appoggiata sulla parete del palazzo non può lederne il decoro architettonico, non può cioè imbruttire l’edificio condominiale.

«Costituisce innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale, come tale vietata, non solo quella che ne alteri le linee architettoniche, ma anche quella che comunque si rifletta negativamente sull’aspetto armonico di esso, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l’edificio» (Cass. ord. n. 17102/18.).

Per quanto riguarda il risarcimento che si può chiedere al vicino che posiziona la canna fumaria a distanza non conforme, secondo la Cassazione (Cass. ord. n. 23754/18 del 1.10.2018.) è possibile agire e ottenere un ristoro anche se non è dimostrato un vero e proprio danno biologico. E ciò perché è insito nella natura stessa della canna fumaria la pericolosità e quindi il pregiudizio alla salute del vicino di casa. Basta dimostrare quindi i semplici disagi e le sofferenze patite per via della costruzione troppo ravvicinata. Il principio riaffermato dalla Cassazione con l’occasione, pertanto, è che il giudice civile può concedere un risarcimento per danno non patrimoniale senza essere vincolato al superamento dei limiti di tolleranza posti dalla legge in ambito amministrativo.

 

tratto da https://www.laleggepertutti.it/243312_il-fumo-del-vicino-mi-entra-in-casa 

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