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Eredità in famiglia: posso contestare una donazione?

legge 1

Chi regala una immobile, somme di denaro, gioielli od altri beni di valore può farlo anche se si tratta di una preferenza ai danni di un altro componente della famiglia? Si, a dirlo è la per recente ordinanza della Cassazione (Cass. ord. n. 21503/2018.).

Ma non è forse vero che tutti i figli vanno trattati allo stesso modo, che non c’è possibilità di agevolarne uno rispetto agli altri o rispetto al proprio coniuge? È vero che la legge vieta di diseredare i parenti più stretti? Anche in questo caso la risposta è affermativa. Come si conciliano le due cose? 

Non è vero che gli eredi vanno trattati nello stesso modo ma è anche vero che chi fa testamento non è libero di lasciare tutto il proprio patrimonio per come meglio crede.

Bisogna rispettare alcune regole. 

Innanzitutto ci sono dei familiari che vanno favoriti rispetto agli altri. Questi sono il coniuge e i figli, in assenza di questi ultimi, i genitori. Si parla a riguardo di eredi legittimari. Il defunto deve lasciare ad essi una quota minima del proprio patrimonio (cosiddetta legittima), rispettata la quale può anche fare discriminazioni sul residuo.  

In altri termini, una volta garantita la legittima, il testatore è libero di lasciare ai legittimari anche altri beni a uno solo dei legittimari. 

Ad esempio, Antonio lascia ai suoi due figli una casa a testa. A uno dei due lascia però anche l’intero conto corrente. Può farlo? Assolutamente sì, visto che sono state rispettate le quote di legittima.  

Il calcolo delle quote di legittima varia a seconda di quanti sono gli eredi.

Per quanto riguarda invece gli eredi non legittimari, il testatore può lasciare ad essi quanto vuole o anche nulla.

Quando si parla di rispetto delle quote della legittima non si considerano solo i beni lasciati con il testamento, ma anche quelli donati in vita dal defunto. Per cui, se questi ha già regalato una casa a uno dei suoi due figli, nel momento in cui morirà, la donazione fatta in passato – anche a distanza di molti anni – rientra nel calcolo per verificare se è stata rispettata la legittima. 

Quindi, se un padre ha fatto svariate donazioni a un solo figlio e alla sua morte il suo patrimonio è azzerato, l’altro figlio ha diritto di agire contro il fratello affinché gli dia una parte dei beni ricevuti in precedenza dal genitore.

In buona sostanza tutte le donazioni si considerano una sorta di anticipazione della quota di eredità legittima.

Per contestare la donazione che agevola un solo erede, togliendo all’altro ogni aspettativa sulla propria legittima non si può agire quando ancora il donante è in vita – visto che non si ha certezza del suo patrimonio da dividere alla morte – ma solo con l’apertura del testamento. In tal caso la legge precede la cosiddetta azione di riduzione della legittima.

Risultato: ciascuno è libero di regalare una casa o qualsiasi altro bene a un familiare o a un estraneo, ma se alla sua morte il patrimonio residuo non consente di rispettare le quote di legittima dei legittimari, tale donazione può essere contestata. Ci sono 10 anni dal decesso per poter agire.

Ne consegue che non vi è nullità nell’ipotesi in cui il donante intenda avvantaggiare uno solo dei suoi eredi a discapito degli altri, ai quali il legislatore ha, appunto, accordato lo strumento dell’azione di riduzione da avviare però solo dopo la morte del donante.

 

tratto da https://www.laleggepertutti.it/236827_donazione-per-favorire-un-erede-si-puo-contestare

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