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Successione senza testamento: come funziona

testamento

L’imposta di successione altro non è che una tassa che grava sugli eredi quando un defunto lascia loro del patrimonio. La tassa va versata allo Stato e viene calcolata in base alla dichiarazione di successione. Proprio su questo istituto con l’entrata in vigore del Decreto Semplificazioni, ma anche delle nuove norme sulle pensioni di reversibilità e quelle sulle unioni civili, sono state introdotte numerose novità.

Prima tra tutte, la possibilità di presentarla on-line unica via utile dal 2018. 

La dichiarazione di successione deve essere presentata entro un anno dalla data di apertura della successione, cioè entro 12 mesi dalla data di decesso del parente.

Come dicevamo, adesso è redigibile e presentabile telematicamente. Essa va presentata all’agenzia delle entrate perché sarà quest'ultima a calcolare quanto dovuto dagli eredi come imposta di successione.

La dichiarazione non va presentata se il valore del lascito non supera i 100 mila euro e se in questo importo non sono compresi patrimoni mobiliari e diritti immobiliari.

Esistono franchigie entro le quali l’imposta non è dovuta. Se l’erede è un coniuge, un figlio o un genitore, per quanto riguarda gli immobili, niente è dovuto se il lascito è inferiore al milione di euro, calcolato pro capite, cioè per relativa quota.

Per fratelli e sorelle, la franchigia scende a 100 mila euro mentre in caso di eredi disabili, il tetto sale ad 1,5 milioni di euro. Per gli altri parenti nessuna franchigia e si paga l’aliquota fissa del 6% per parenti stretti come zii e nipoti e l’8% per altri soggetti. Restano da versare poi le imposte catastali ed ipotecarie pari al 2% del lascito. Queste ultime due imposte vanno versate prima di presentare la dichiarazione di successione, mentre per l’imposta di successione, la notifica viene successivamente inviata agli eredi dall’Agenzia delle Entrate, tramite avviso di liquidazione.

La successione quando il defunto non abbia lasciato testamento è soggetta a quote, in base alla tipologia ed al numero degli eredi lasciati. Nel caso ci sia il coniuge ed un solo figlio, il lascito spetterà al 50% tra i due eredi. In caso di due o più figli, sempre con il coniuge ancora in vita, spetterà 1/3 al coniuge ed i 2/3 ai figli, a prescindere dal numero e suddivisi in parti uguali tra loro.

In assenza di discendenti (i figli), ma in presenza, oltre che del coniuge, anche di ascendenti o collaterali, rispettivamente, genitori e fratelli, i 2/3 dell’eredità spettano al coniuge, mentre 1/3 agli altri eredi in parti uguali. L’intera eredità spetta ai figli in assenza di coniuge, oppure ai collaterali ed agli ascendenti in assenza di coniuge e figli. In assenza di parenti stretti, l’eredità va ai parenti entro il 6° grado ed infine allo Stato per tutti gli altri casi.

Il diritto di abitazione della casa, anche in caso di successione in presenza di più eredi è sempre del coniuge. Anche in caso di coniuge separato, i diritti sono i medesimi di quello in continuità di matrimonio, a meno che un giudice non abbia addebitato la separazione all’ex. Va sottolineato come in nessun caso i soggetti che possono ereditare in successione sono gli affini, sia diretti che indiretti, come possono essere suoceri, generi, cognati e così via.

 

tratto da https://it.blastingnews.com/tasse/2017/05/guida-alla-successione-senza-testamento-ecco-quote-di-eredita-e-come-funzionano-001726663.html

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